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Pecunia non olet: Italia, la crisi spiegata in cifre

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Federico Chiesa, uno dei migliori nella prima Italia di Mancini

Si immaginava difficile la ripartenza dopo il disastro della mancata qualificazione e la parentesi Di Biagio, con annesse le complicazioni tipiche del ricambio generazionale, sia pur parziale. Non si ipotizzava, tuttavia, che dalle prime due partite del girone più abbordabile della UEFA Nations League, l’Italia ne uscisse con le ossa rotte, oltre che con un solo punto, ottenuto tra l’altro a fatica in casa, contro la modesta Polonia. Le giustificazioni del caso non mancano, oltre ai vari appelli al “dare tempo”, che ultimamente nel nostro paese vanno per la maggiore. Proviamo a dare un’interpretazione della crisi partendo dalle cifre, tremende, relative al valore della rosa.

ITALIA MIA – Italia mia, benchè ‘l parlar sia indarno“. Esordiva così una delle più belle canzoni di Petrarca, che visse in uno dei momenti più complicati della vita politica e civile italiana. Sportivamente parlando non mancano le analogie, e quindi il richiamo è pertinente. Abbiamo detto, le cifre. Il valore complessivo della rosa, secondo i parametri di transfermarkt, ammonta a 740,00 mln di €. Non esattamente una El Dorado, insomma, se teniamo conto che il valore della rosa tedesca è pari a 882 mln, quello della rosa spagnola 1,04 mld e quello dei campioni del mondo della Francia 1,18 mld (per altro, Mancini ha chiamato 30 calciatori, contro i 23 dei Transalpini). Non siamo messi benissimo nemmeno nei confronti dell’Olanda, la quale prima di noi ha intrapreso il cammino verso il declino e il cui valore della rosa è sì decisamente più basso (circa 445 mln), ma presenta una media del valore del singolo calciatore, in virtù della scelta di Koeman di chiamare 25 elementi, inferiore di soli 6 mln rispetto ai nostri portacolori.

Roberto Mancini, esordio in salita

Roberto Mancini, esordio in salita

LA GITA AL FARO – Italia paese, tra le altre cose, di navigatori. Peccato che la navigata verso il porto sia sempre più travagliata, a causa dell’assenza di un vero e proprio faro. Fuor di metafora, si palesa, tanto in campo quanto nei numeri, la latitanza di un leader che guidi la squadra anche nei momenti complessi. I caposcuola, in termini di valore del cartellino, sono Insigne (60 mln), Jorginho e Immobile (50 mln a testa). Il centrocampista del Chelsea non è che abbia esattamente brillato, pur essendo stato uno dei meno peggio. Statistiche alla mano, ha effettuato soltanto un passaggio chiave in due partite, con una precisione dell’87,5%, inferiore, ad esempio, a quelle di Chiellini e Cristante. Peggio ha fatto Insigne, pietra dello scandalo per Ventura, il quale, nonostante 3 passaggi chiave, è risultato estremamente falloso in termini di precisione dei passaggi, con un più che mediocre 78,6%. Addirittura evanescente Immobile, per lui solo due diri in due partite.

I GIOVANI? – Non resta quindi che affidarsi ai giovani in rampa di lancio, che mostrano apparentemente dei segni di maturazione. E’ il caso di Federico Chiesa, forse il migliore in queste prime due partite dell’era Mancini. Il centrocampista viola, il cui valore ammonta a 45 mln, è stato tra i più vivaci, benchè, stando ai numeri, sia risultato anch’egli abbastanza impreciso e poco produttivo. Bene Donnarumma (40 mln) nella seconda partita, mentre la retroguardia composta da Romagnoli (40 mln) e Caldara (25 mln) pare non poter reggere, almeno per ora, il confronto con il blocco juventino. Meglio Caldara nel complesso, nonostante l’errore sul gol di Andrè Silva, con un numero maggiore di contrasti (3, contro un solo contrasto vinto da Romagnoli) e di precisione nei passaggi.

In bocca al lupo a Mancini, ne avrà bisogno per risollevare questa nostra Italia.

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