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Chi è il pusher?

Ecco perché dovremmo prendere esempio dal Bayer Leverkusen

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Inutile girarci attorno. dal giovedì europeo ci si aspettava qualcosa in più. Qualcosa in più di una vittoria sofferta della Fiorentina, che lascia tutto aperto in vista della semifinale di ritorno. Forse c’era qualche speranza in più anche per l’Atalanta, per quanto gli uomini di Gasperini siano usciti indenni dal Velodrome di Marsiglia. Male la Roma, mai davvero in partita contro il Bayer Leverkusen. nonostante qualche buona occasione. La superiorità dei teutonici è apparsa evidente. E questo non può non far riflettere e portare a farsi una domanda: qual è il segreto della squadra di Xabi Alonso?

Giocatori scelti per applicare e per rendere concreta un’idea di calco, di base nemmeno troppo complessa e complicata. Un sistema che dimostra come l’allenatore conta eccome, ma, alla fine, ha solo un compito: valorizzare chi ha a disposizione. Quest’ultimo però deve essere funzionale ai suoi dogmi e ai suoi pensieri. Un qualcosa che, di base, può sembrare quasi normale e logico. Un qualcosa che però, in Italia, non trova poi tutti questi riscontri nella realtà. Molto spesso si pensa che siano i tecnici a doversi adeguare al 100% o viceversa che debbano essere i calciatori a farlo. Altre volte si trattano gli allenatori come santoni in grado di trasformare l’acqua in vino, o viceversa come delle figure letteralmente inutili, perché conta solo e soltanto chi scende in campo. Insomma, dovremmo davvero prendere esempio dal Bayer Leverkusen e da quanto fatto dai tedeschi in questa stagione.

D’altronde se una squadra considerata la perdente di Germania è diventata imbattibile non ci può non essere la mano di chi siede in panchina. Xabi Alonso ha creato una macchina perfetta: calcio verticale, possesso palla per aprire spazi, linea difensiva che passa agilmente da 3 a 4, esterni proiettati in attacco. Poche idee, ma intelligenti. A fare la differenza però è stata soprattutto la sua capacità di comunicare. Perché, nel calcio di oggi, conta la chiarezza. Difatti non basta avere dei principi in testa, ma occorre saperli spiegare al proprio club e poi trasferirli ai propri giocatori. Dunque, un meccanismo perfetto. E a volte copiare e prendere spunto non è un’ammissione di colpa, ma una dimostrazione di voglia di crescere. E di non fermarsi sulla porta del Paradiso solo per guardare.

Giornalista freelance, copywriter e ghostwriter. Sono uno dei volti e delle firme storiche di Sportcafe24.com

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