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Giovanni Fabbian, l’eredità del nonno contadino

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Giovanni Fabbian (ph Facebook)

Se oggi il Bologna può vantare un quarto posto in solitaria, con tanto di tre punti di vantaggio sulla Roma e una distanza sempre meno importante dalla Juventus terza, il merito è anche di un ragazzino, classe 2003. Uno che è nato quando sulla panchina dei Felsinei c’era Francesco Guidolin, in attacco Giuseppe Signori, in porta Gianluca Pagliuca. Era il Bologna di Nervo, di Castellini, di un giovane Zaccardo, di Julio Cruz in attacco, di Locatelli e di Bellucci.

Era un Bologna diverso, che finì 11esimo. Oggi invece è una squadra che lotta per la Champions. E che in campo manda anche una giovane promessa come Giovanni Fabbian.

Giovanni Fabbian con la maglia della Reggina. Fonte Foto: Serie BKT

Giovanni Fabbian con la maglia della Reggina. Fonte Foto: Serie BKT

Un gol per volare

Il gol arrivato al 94esimo, in casa dell’Empoli è solo l’ennesimo di questo campionato. Il quinto, a essere precisi, in 21 presenze. L’obiettivo è fare meglio dello scorso anno, quando in Serie B, con la Reggina, ha timbrato il cartellino 8 volte in 38 partite. Ha il fiuto del gol, Fabbian, ha i tempi dell’inserimento, la capacità di infiltrarsi, di sapersi muovere con e senza palla, senza dimenticare poi la fase difensiva, grazie anche ad un fisico strutturato, all’intelligenza tattica e alla capacità di leggere i movimenti della palla.

Un talento cresciuto nelle giovanili del Padova, dove gioca per 8 anni, e poi passato all’Inter. La stessa Inter che ha mantenuto un’opzione di riacquisto nei suoi confronti: il Bologna lo ha preso per 5 milioni di euro, ma ai nerazzurri basterà versarne 12 entro il 2025 per riportarlo a Milano.

Giovanni Fabbian. Fonte Foto: Quotidiano Sportivo

Giovanni Fabbian. Fonte Foto: Quotidiano Sportivo

Nel segno di nonno Gabriele

Chi lo conosce parla di Giovanni Fabbian come di un “calciatore di altri tempi”, una persona semplice, con la testa sulle spalle, la faccia da bravo ragazzo. Lo dice anche Claudio Ottoni, il primo allenatore alle giovanili del Padova, ai microfoni del TG Regionale di Rai 3: “La sua è una famiglia umile, modesta, responsabile e tutto questo si vede nel comportamento di Giovanni”. A Padova cresce con il nome di Alex Del Piero in testa, anche se in casa il campione è un altro. È nonno Gabriele, che a 17 anni venne notato niente di meno che da Nereo Rocco. “Però ha dovuto fare altro – racconta il calciatore del Bologna – è dovuto rimanere a lavorare nei campi, per questo sono contento di essere qua io”. L’unico maschio di 9 sorelle, ultimo della famiglia, nonno Gabriele non ha scelta: deve andare nei campi. Però la passione la trasmette al nipote.

Io sono del Milan, ma quando Giovanni ha giocato contro non mi sono più sentito milanista. Volevo che vincesse e che segnasse lui”. Il gol non è arrivato per un soffio, forse proprio per fare un piacere a nonno Gabriele, il nonno contadino che gli ha trasmesso la semplicità.

Prof di giorno, giornalista freelance di notte. Direttore de il Catenaccio e Head Writer di Sportcafe24.com

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