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Vavro e quei 12 milioni tutti da spiegare

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È l’estate del 2019 quando la Lazio è alla ricerca di un difensore. Un difensore che possa completare il reparto con Acerbi, Luiz Felipe e Radu, dando magari una maggiore fisicità e abilità nel gioco aereo. La scelta, forse dettata dalle prestazioni di Skriniar in Serie A, ricade su Denis Vavro, difensore slovacco che tanto bene stava facendo al Copenaghen. Una scelta forse coraggiosa, ma che ha portato a un’investimento comunque importante, con una spesa di 10 milioni di euro, più due di bonus. A dominare, nei primi mesi, è la speranza che l’intuizione di Tare ci abbia vista lungo.

Denis Vavro e un amore mai nato

Il classe 1996 trova davvero pochissimo spazio, in una squadra biancoceleste dove, tra l’altro, tutto funziona alla percezione. Gli uomini di Inzaghi infatti veleggiano nelle zone alte della classifica, cullando addirittura il sogno scudetto. Un sogno interrotto solo dalla pandemia. Il centrale trova spazio in Europa League, dove però non brilla e non convince più d tanto. La luce, o meglio la speranza, arriva il 23 febbraio del 2020, quando, a causa di numerose assenze, gioca titolare nella sfida di campionato contro il Genoa. Vavro si mette in mostra soprattutto nei contrasti aerei, dove è praticamente insuperabile.

Quella prestazione però resta un fuoco di paglia, visto che, nella stagione successiva, non viene inserito nemmeno nella lista Champions. La storia non cambia nemmeno con Sarri in panchina. Il prestito all’Huesca è un’inevitabile conseguenza. I suoi rapporti con la Lazio si complicano, tanto che, in una diretta Twitch, ha parole tutt’altro che positive sul club capitolino. Un’avventura che dunque finisce senza essere mai realmente cominciata, con la sua salvezza che si chiama ritorno al Copenaghen. Il difensore slovacco torna sulla retta via e riprende a brillare. E arrivano persino i complimenti di un certo Pep Guardiola: «Entrambi i difensori centrali del Copenaghen costruiscono bene il gioco, soprattutto Vavro. Lui ha un ottimo lancio lungo. Apprezzo molto le qualità tecniche dei giocatori di buon livello».

Insomma, forse nulla alla Lazio ha funzionato, con una dimensione e un campionato troppo grande e troppo importante. Restano da capire quei 12 milioni spesi, soprattutto per una squadra che fa dell’equilibrio di bilancio i suoi principali punti di forza e caratterizzazione. Gli errori però possono senza alcun dubbio far parte del gioco.

Giornalista freelance, copywriter e ghostwriter. Sono uno dei volti e delle firme storiche di Sportcafe24.com

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