Champions League
Inter e Napoli, l’altra faccia in Champions
Una sconfitta e un pareggio raccontano due partite diverse ma una stessa difficoltà: in Champions League il margine di errore si riduce e il livello si alza

La Champions League, molto spesso, è una sorta di altra faccia e di bocca della verità, Viene da pensare questo quando si guarda al rendimento di Inter e Napoli, grandi protagoniste in Serie A. Una sconfitta e un pari che meritano un’analisi approfondita, per quanto siano frutto di partite totalmente differenti tra loro.
I nerazzurri hanno provato, soprattutto nel primo tempo, a giocarsela alla pari con l’Arsenal. Ma, dal punto di vista del ritmo e dell’intensità. i Gunners hanno dimostrato di essere di un altro pianeta e di un altro livello. Non è certo un caso che gli uomini d’ Arteta stiano dominando la Premier e abbiano vinto tutti i match in Europa. Colpisce che gli inglesi si siano presentati a San Siro con Gyokers, Rice, Gabriel e Odegaard in panchina. Un lusso per pochi, ma che dimostra la qualità della rosa messa a disposizione del tecnico spagnolo. Quest’ultimo, dal canto suo, ha stravinto la sfida con Chivu, annullando i punti di forza dei meneghini, marcando a uomo Thuram e mettendo Merino ed Eze a tessere la tela in mezzo al campo. Insomma, un avversario che ha messo a nudo i difetti quando si alza l’asticella o che, molto più semplicemente, ha fatto capire come manchi ancora qualcosa per essere al top anche in Europa. Il problema? Il fatto che questo ko allontani la qualificazione diretta agli ottavi, perché nemmeno espugnare Dortmund potrebbe bastare. E, nel rebus dei play-off, tutto potrebbe succedere.
Discorso molto diverso per il Napoli. Gli azzurri hanno buttato al vento una grande occasione, facendosi raggiungere da un Copenaghen in inferiorità numerica per circa un’ora. Sì, a fare la differenza è un errore di Buongiorno, che regala il rigore ai danesi, ma non è la prima volta che i partenopei mancano all’appuntamento europeo. Sembra quasi una questione di testa, di mentalità e di attitudine. Conte parla di una squadra non da Champions e forse i risultati, ma soprattutto le prestazioni, gli danno ragione. Resta il fatto che, uscire dal girone, con un andamento a dir poco lento, viste le due sole vittorie e la pesante sconfitta con il Psv, non può non essere considerato un fallimento. In una stagione dove gli inciampi, anche in campionato, sono stati molti. I difetti sono gli stessi ma cambia solo il livello degli avversari e la tensione del palcoscenico? Difficile dirlo con certezza.









