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Pio Esposito e Arena, la carica dei giovanissimi

Gol scudetto a San Siro e record di precocità all’Olimpico: Esposito e Arena sono la risposta concreta all’appello ‘fate giocare i giovani’

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Antonio Arena realizza il primo gol con la maglia della Roma

C’è voluto tempo, attesa, silenzio e anche qualche sguardo storto. Poi Pio Esposito ha colpito. Il suo gol contro il Lecce, ieri sera a San Siro, non è stato soltanto l’1-0 che ha consegnato tre punti pesantissimi all’Inter: è stato lo strappo emotivo che ha permesso ai nerazzurri di allungare in vetta, portandosi a +6 sul Napoli. Un gol che pesa come un macigno nella corsa scudetto.

Entrato per dare peso e profondità, Esposito ha fatto ciò che sanno fare i centravanti veri: farsi trovare lì. “Aspettavo questo gol da tanto, il più importante che abbia mai segnato per l’Inter. Il lavoro ripaga sempre e sono contentissimo”, ha raccontato a fine gara. Un’esultanza liberatoria, muscoli tesi sotto la Nord, e un messaggio chiaro anche sul momento della squadra: “Il primo posto ci carica e non ci può spaventare, è quello che vogliamo tutti. Le partite sono tutte difficili e stasera ne è stata la dimostrazione”.

Non segnava in campionato dal 27 settembre, ma nel frattempo aveva messo altro sul tavolo: assist, lavoro sporco, connessione con Lautaro. E un rapporto speciale con Chivu, che lui stesso racconta così: “Chivu ha corso verso di me, nella mischia poi l’ho visto, era successo anche in Primavera che mi venisse ad abbracciare… Il nostro è un legame importante, anche se di poche parole: siamo cresciuti insieme…”. Figlio del tempo, ma già uomo partita.

Se a Milano il presente sorride, a Roma il futuro bussa forte. Antonio Arena ha toccato un pallone e ha scritto la storia: terzo marcatore più giovane della Roma a 16 anni e 337 giorni, dopo Amedeo Amedei e Stefano Okaka. Il suo gol in Coppa Italia contro il Torino ha rimesso in piedi una partita che sembrava scivolare via, il momentaneo 2-2 prima del 3-2 granata che ha poi eliminato i giallorossi. Un lampo, anche se non è bastato.

Gasperini lo ha definito “predestinato”, e non a caso. Il gol all’esordio è una costante: Serie C con il Pescara, amichevole con la Roma, Coppa Italia all’Olimpico. Arena vede la porta, la sente. Marco Arcese, responsabile del vivaio del Pescara, lo racconta senza mezzi termini al Corriere della Sera: “È un professionista nato, un predestinato. Ha la fame negli occhi… È un incrocio tra Vieri e Inzaghi”. Nato e cresciuto a Sydney, sangue calabrese e passaporto italiano, Arena è un ragazzo globale con radici profondissime. Dai nonni partiti da Taurianova fino a Trigoria, passando per il Pescara e un affare da un milione chiuso da Massara, con 1 milione di euro. Contratto fino al 2028, stipendio contenuto, idee chiarissime.

Silvio Baldini lo aveva annunciato: “Ne sentirete parlare”. E in Federazione si sono mossi per tempo, perché Antonio ha sempre sognato l’azzurro. Dall’Under 16 al Mondiale U17, fino alla Roma dei grandi. Con un segnale, un messaggio, da Milano alla capitale: fate i giocare i giovani. Lo diciamo per noi, lo diciamo per il nostro calcio.

Prof di giorno, giornalista freelance di notte. Direttore de il Catenaccio e Head Writer di Sportcafe24.com

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