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Inter: Dimarco e i sassolini contro Inzaghi. Conte e le scelte che non vincono. Juve: Tudor e un profilo troppo basso

Le parole di Dimarco contro Inzaghi aprono un nuovo capitolo sulla ex gestione del tecnico di Piacenza. Quattro anni con uno scudetto e due finali di Champions, ma anche con diversi scontenti: è questo che emerge mesi dopo l’addio dell’ex allenatore con destinazione Arabia. In conferenza stampa, durante la presentazione della gara Champions contro lo Slavia Praga, l’esterno è stato durissimo: “Mi sono sempre allenato al 100%. Giocando più spesso 90 minuti cresci di più di condizione piuttosto che uscire sempre dopo un’ora…”
Frasi che fanno capire come quello di Chivu sia stato un cambio necessario, dato che la vecchia guardia aveva una crisi di rigetto verso Inzaghi.
Inter: Da Chivu a Inzaghi è cambiato tutto
Il passaggio da Inzaghi a Chivu sembra essere stato gradito dalla vecchia guardia. Dimarco non è l’unico che non gradiva i metodi dell’ex allenatore. Subito dopo il suo addio, solo sette giocatori avevano salutato il tecnico. Tra questi vi era proprio il terzino che era stato autore di uno dei post più sentiti. Evidentemente, se è vero che al tecnico di Piacenza si deve il lancio in pianta stabile tra i titolari dell’ex capitano della Primavera, è altrettanto vero che la sua gestione nel corso della partita (come le sostituzioni sistematiche degli ammoniti) lasciava a desiderare. Chivu ha cambiato diverse cose a livello gestionale. La cosa più evidente è il lancio di diversi giovani come Esposito, Bonny e Sucic, ma anche il maggior spazio per giocatori come Carlos Augusto. Insomma: si respira un’altra aria nella Milano nerazzurra.
Conte: perchè non sfruttare le ali?
La sconfitta del Napoli con il Milan evidenzia come i partenopei abbiano affrontato male la sfida, anche a causa di alcune scelte poco convincenti di Conte. Il 4-4-1-1 del tecnico è stato triturato dal 3-5-2 di Allegri che si è trovato sempre in superiorità numerica. L’attenuante del tecnico è stata quella di trovarsi in un colpo solo senza Beukema, Buongiorno e Rrahmani e costretto a schierare Marianucci e Juan Jesus, messi in netta difficoltà da Pulisic e soci. Va però, detto, che, al di là delle difficoltà in fase difensiva, il Napoli si è mostrato sterile in fase offensiva anche quando è andato in superiorità numerica.
Conte ha aspettato oltre 70 minuti per fare entrare Neres, provando ad allargare il giocatore, quando era evidente che centralmente il Napoli non avrebbe mai sfondato. L’insistenza del tecnico con i fab fuor rischia di essere deleteria. Questo Napoli ha necessità di proporre qualcosa di diverso e ne ha le possibilità. Sta al tecnico iniziare a sfruttare tutta la rosa, non solo con i cambi in corsa, ma proponendo qualcosa di diverso anche a livello di gioco.
Juventus: Tudor e una squadra provinciale
La Juventus ha centrato il terzo pareggio consecutivo, il secondo consecutivo in casa tra campionato e Champions. Quello che deve far riflettere è, però, altro. Con Tudor in panchina i bianconeri hanno affrontato 8 squadre di pari/superiore livello (Bologna, Roma, Lazio, City, Real Madrid, Inter, Dortmund e Atalanta). In tutte e 8 le sfide ha incassato almeno un gol. In tre sfide ha incassato tre o più gol. Inoltre, Locatelli e soci hanno ottenuto un solo successo su 8 gare, con cinque pari e due ko. Numeri non da Juventus, come non sono da Juventus le dichiarazioni di Tudor.
Su Cambiaso recentemente il tecnico croato ha dichiarato: “È da top club, ma deve decidere lui. Se si mette in testa che vuole diventare il migliore, allora in poco tempo può andare al Real Madrid, al City, al Liverpool…”. Un allenatore della Juve che non include il suo club tra i top in altri tempi sarebbe stato dichiarato non all’altezza e licenziato in tronco. Ancora, dopo il pareggio con l’Atalanta, Tudor ha commentato: “È stato il miglior primo tempo della mia gestione“, come a dire che la Juve oltre un primo tempo scarno, con un palo e poco altro non può fare. L’impressione è che il tecnico croato sia senza ambizione e personalità e il primo colpevole della situazione attuale. La Juventus attuale non è certamente quella degli anni d’oro e a livello di rosa le mancano leader e fuoriclasse, ma le frasi “da perdente” del suo condottiero di certo non aumentano l’autostima. Il suo compito, ancora di più in quanto ex giocatore, dovrebbe essere quello di infondere il DNA Juve, invece con le sue dichiarazioni lo piccona e distrugge. Serve altro per riportare i bianconeri in alto.
Davide Luciani











