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Wimbledon 2014, semifinali: non ci sono più i giovani di una volta. Sarà Djokovic-Federer

Questo pomeriggio ore 15 la finalissima: Djokovic a caccia del bis, Roger federer per l'ottavo sigillo

Wimbledon 2014, semifinali: non ci sono più i giovani di una volta. Sarà Djokovic-Federer
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Djokovic e Federer si sfideranno ancora una volta

Wimbledon: Djokovic e Federer si sfideranno ancora una volta

Visto com’erano composti gli accoppiamenti delle semifinali, due erano i potenziali incontri che avrebbero reso la finale di Wimbledon 2014 godibile. La prima ovviamente quella tra i giovani, quindi Dimitrov e Raonic. Tanto “piccoli” e inesperti da avere appena tre scontri diretti in carriera, e solo sul cemento, per un totale di due vittorie a una per il bulgaro, ma con l’ultima che è praticamente un pareggio, visto che si è conclusa al tie-break del terzo 12-10. La seconda finale potenzialmente interessante era quella che poi si è concretizzata: Djokovic-Federer. Sono ben 34 gli scontri diretti tra i due per uno score parziale di 18 vittorie a 16 per lo svizzero. Ma la cosa sicuramente più intrigante è il fatto che tra i due non ci sia un noioso monologo di vittorie da un lato, come per esempio avviene tra Nadal e l’elvetico. Tra Nole e Roger la rivalità è diversa, è ancora aperta. I due tutt’ora si alternano alla vittoria indifferentemente dalla superficie e quel 1% di preferenza che andrebbe al serbo per classifica ed età anagrafica, viene sicuramente pareggiato dal fatto che, pur giocando a Londra, lo svizzero sia praticamente in casa. Se i due si dovessero svegliare col piede giusto, sarà una finale, non sappiamo se amazing, ma almeno equilibrata e godibile.

Non nascondiamo che l’idea di vedere un Dimitrov-Raonic con la sicurezza che un nuovo volto avrebbe alzato la coppa di Wimbledon, ci attizzava non poco. Invece niente da fare, non ci sono più i giovani di una volta ed ora, prima di vincere l’ambito trofeo inglese, bisogna mangiare tantissimi paninozzi. I senatori non si schiodano! Ma nemmeno i precursori, visto che nella panchina di Federer ci sarà Edberg e in quella di Djokovic avremo Becker. Per loro sarà un remake a distanza delle loro memorabili sfide e chissà se alla fine si stringeranno la mano, magari invitati sul campo nel momento della premiazione.

Per quanto riguarda le semi c’è poco da dire su quella tra Raonic e l’elvetico. A Roger basta che l’avversario corra come un normale essere vivente per non avere particolari problemi. Certo non sempre è garantita la vittoria, ma sicuramente la percentuale di sconfitte è molto bassa. A lui disturba il fatto di essere disturbato vedendosi rimandare la palla indietro due volte più del dovuto. Ecco perché perde sistematicamente con Nadal e ogni tanto la mena sui campi lenti e il fatto che non vengano rispettati i secondi tra un punto e l’altro. Con Raonic non poteva succedere niente di quanto detto sopra e così ha semplicemente ricoperto il suo ruolo, rimandato due servizi in più dall’altro lato del campo e alla fine è stato il canadese ad autoannullarsi. Circoletto color cacca al suo smash a rete nel secondo set, che poi ha fatto nascere il break definitivo. Stavolta la forza cerebrale di Milos, che gli ha permesso di raggiungere le semi con calma e pazienza, non ha potuto niente contro l’esperienza di Federer. Triplo 6-4 e a casa, ma con voti altissimi, soprattutto a Ljubicic e Piatti per il lavoro svolto.

Qualche ora di genuflessione sulle puntine da disegno andrebbe data invece a Dimitrov, che con un Djokovic abbastanza pessimo, è riuscito a bruciare l’inverosimile tra cui 4 set point che, convertiti, l’avrebbero portato al quinto e forse chissà… Ieri le condizioni di Nole erano veramente pietose. Solo grazie all’esperienza è riuscito a chiudere un match che iniziava ad andare troppo storto. Giocando il set decisivo non sappiamo quanto avrebbe potuto riprendersi del tutto, anche perché Dimitrov riusciva a trovare importanti alti di gioco, che gli hanno inaspettatamente permesso di conquistare il secondo parziale e il ticket per il quinto, buttato poi al vento. Anche lui comunque è stato promosso con voti abbastanza alti, mostrando un evidente salto di qualità. Tempo fa immaginarlo in una semi Slam era solo un sogno erotico, ora è realtà. Finalmente. La prossima impresa sarà tenere il livello costante. Sì, gli esami non finiscono mai.

Notare come il Master della Compassione 2013, forse il più controverso degli ultimi 99 anni (sì, quest’anno si giocherà la centesima edizione), abbia invece avuto il suo esito più che positivo. Dimitrov e Gulbis hanno raggiunto la semifinale in uno Slam, Federer ha ritrovato un po’ di smalto mentre Verdasco, Benneteau e Dolgopolov hanno confermato e potenziato la loro compassione. Per non parlare poi di Tipsarevic ormai scomparso o Almagro che nel totale anonimato del 2014 ha avuto il suo momento di gloria battendo Nadal. Tutti sono stati scossi dalla partecipazione, tanto che già ci si prepara alla prossima mirabolante edizione con Gasquet in pole position. Solo grazie a lui abbiamo potuto avere un esempio di aberrante compassione a cui sono conseguiti eventi mistici come la santificazione di Kyrgios, l’arrivo in semi di Raonic e la nona finale di Federer. Richard, Deus ex machina di Wimbledon 2014.

Con questo interessante spunto di riflessione vi salutiamo e vi diamo appuntamento a domenica ore 15 per la finale maschile da seguire con noi sulle nostre pagine di Facebook e Twitter. Oggi si giocherà l’ultimo atto del torneo femminile (ore 15) e vedremo in campo Kvitova e Bouchard. La nostra preferenza sarà ormonale… bye bye!

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