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Formula 1

Alonso e Vettel come Ettore e Achille. Anche la Formula 1 ha i suoi miti

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INTERLAGOS, 26 APRILE – Come Ettore e Achille, come Giulio Cesare e Pompeo. Anche la Formula 1 ha i suoi “titani”, i suoi campioni. In uno dei campionati più combattuti della storia delle quattro ruote, dopo venti epiche battaglie, è Sebastian Vettel a vincere il titolo di Campione del Mondo. Ha vinto l’uomo delle rimonte impossibili, il “cannibale”, l’uomo che ha vinto di più in stagione. Un titolo sudato, meritato, certamente più difficile dei precedenti vinti quasi “passeggiando”. Nello storico circuito di Interlagos, che ha deciso tanti mondiali, a poco è valsa la strepitosa “remuntada” di Fernando Alonso, che si è dovuto accontentare di un amaro secondo posto, che coincide con la seconda piazza in classifica generale. La rincorsa dell’asturiano si è fermata a soli 3 punti dall’ “enfant prodige” della Red Bull, in una corsa palpitante e ricca di colpi di scena dal primo all’ultimo giro, specchio di una stagione altrettanto incerta e aperta ad ogni possibile risultato. Al termine di 71 giri al cardiopalma, ha vinto il sangue freddo di Vettel sulla voglia matta di rimonta di un Alonso forse frenato da una Ferrari non all’altezza della situazione.

VETTEL IL CANNIBALE, ALONSO FENOMENO VERO – E’ così Sebastian, il “tedesco volante”, ad infrangere tutti i record di precocità, vincendo il suo terzo mondiale a “soli” 25 anni. Meglio anche di Fangio e di un certo Michael Schumacher, che proprio in Brasile ha celebrato il suo secondo (e definitivo) addio al patinato mondo delle corse. È proprio la patria del mitico Senna ad osannare un campione vero come Sebastian, sempre così preciso e meticoloso nel pre-gara, spietato e affamato durante i Gran Premi, in un simbolico “passaggio di testimone” con l’altro tedesco, quello “anziano”, quello Dei 7 “tituli”. Ma se nel trionfo di Vettel grandi “responsabilità” vanno attribuite al genio di Adrian Newey che ha progettato l’ennesimo “missile terra-aria” che banalmente viene inserito nella categoria “macchina da Formula 1”, ancor più solitaria brilla la stella di Fernando Alonso, un pilota incredibile, ancora più famelico, capace di far volare anche un “carrettino” come la Ferrari. La scuderia ancora una volta ha dimostrato di non riuscire a mantenere il passo con i Top Team, di non riuscire a fornire al buon “Ferdinando” (così si ostina a chiamare Alonso il presidente Montezemolo) un mezzo all’altezza della situazione. E così, lo spagnolo dovrà ancora accontentarsi di un secondo posto, a soli 3 punti dal favoloso Seb.

DUE VINCITORI, NESSUN VINTO – Onore ad entrambi, due campioni veri, leali, tremendamente competitivi pur appartenendo a due generazioni diverse. Sia Nando che Seb hanno dimostrato di poter vincere contro tutto e contro tutti, nonostante alcuni passaggi a vuoto, nonostante qualche “pilota” che si diverte a tamponare a destra e a manca. L’epica battaglia di Interlagos è la degna conclusione di una stagione palpitante, vissuta sempre sul filo del rasoio. Al termine di un anno sportivo così, a vincere – forse – sono entrambi, sia Vettel che Alonso, due campioni nel DNA, che si rispettano e si temono. Tanto onore per lo sconfitto Alonso, anche se l’alloro alla fine dei conti va a Vettel. Ci hanno provato in tanti a fare da sparring partner, da Hamilton a Raikkonen, da Maldonado a Rosberg, passando per Button ed Hulkenberg, senza dimenticare Massa, Webber e lo stesso Schumacher. La verità è che senza quei due lì davanti, senza Alonso e Vettel, questo mondiale sarebbe stato uno spettacolo noioso, la solita “solfa”, il solito trenino di macchine sempre uguali.

Complimenti ad entrambi. Cala il sipario su una stagione spettacolare, adrenalinica, che è volata via lasciando il segno indelebile di due assoluti protagonisti. Chapeau a Vettel e ad Alonso, arrivederci alla prossima stagione.

Enrico Gorgoglione

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