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Roberto D’aversa: “Io difensivista? Solo un’etichetta”

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Roberto D'Aversa, ex allenatore del Parma

Roberto D’Aversa è stato l’allenatore che ha riportato il Parma di nuovo in serie A dopo il periodo buio nato dal fallimento del club emiliano. Tre anni e mezzo vissuti intensamente con due promozioni e due salvezze agevoli nel massimo campionato. La sua avventura sulla panchina ducale si è conclusa qualche settimana fa. Ora divide il suo tempo tra il trasloco nella sua nuova abitazione e la famiglia.

Credo sia doveroso partire dalla fine. Dopo tre anni e mezzo, in maniera un po’ inaspettata, è arrivato il divorzio con il Parma. Puoi raccontarci cosa è successo?

Semplicemente vi sono state visioni differenti sulla prossima stagione. La proprietà aveva delle idee e io avevo le mie. Credo che comunque sia anche naturale che dopo tre anni e mezzo un rapporto finisca. Ci siamo lasciati in maniera del tutto cordiale. Sarò sempre grato alla dirigenza per l’opportunità che mi ha dato, come sarò sempre legato al Parma e ai suoi tifosi che mi hanno dimostrato stima e affetto in questi anni e che sono stati ricambiati. La lettera che ho scritto, subito dopo il mio esonero è la testimonianza di un rapporto che è andato oltre la sfera professionale.

Tu e il Parma avete costruito una bella favola partendo dalla C e arrivando a centrare due salvezze consecutive in A: quando hai accettato l’incarico ti saresti mai aspettato di raggiungere certi traguardi?

Io ho accettato Parma perchè ho trovato nella società un’idea, da me condivisa, di crescita della squadra in maniera graduale. Sapevamo fin dall’inizio che non era semplice, ma tutti hanno remato dalla stessa parte. La dirigenza mi ha dato il suo pieno appoggio, il Direttore Sportivo Faggiano ha saputo costruire una squadra sempre competitiva nel corso degli anni e io e i miei ragazzi ci abbiamo messo l’ambizione e il sudore per centrare gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Abbiamo ottenuto risultati impensabili, ma meritati perchè tutti hanno dato il massimo.

Quali sono stati i momenti più duri e critici in questi tre anni e mezzo?

Credo che nella nostra avventura ci siamo stati sopratutto due momenti critici uno in Lega Pro e uno in B. Il primo riguarda lo scontro diretto a Venezia nel girone di ritorno, a fine gennaio 2017. Ero arrivato a Parma da poco più di un mese e avevamo inanellato una buona striscia di risultati. Eravamo convinti non solo di battere il Venezia e accorciare in classifica, ma anche di riuscire a superarli alla fine. Siamo partiti fortissimo e siamo andati avanti sul 2-0 a casa loro nel giro di tre minuti. Eravamo convinti di centrare la vittoria, invece, alla fine, a causa di episodi sfavorevoli, abbiamo pareggiato. Non è stato facile assorbire la botta per quella mancata vittoria, ma ci siamo riusciti, chiudendo la stagione al secondo posto e vincendo i playoff per la serie B.

Il secondo momento critico lo abbiamo vissuto l’anno dopo in B, dopo che abbiamo perso 4-0 a Empoli a metà febbraio. E’ stata una mazzata da cui molte squadre non si sarebbero riprese. Anche lì siamo stati molto bravi a rialzarci e a crederci fino alla fine, anche quando la matematica ci dava poche speranze e siamo stati premiati con la promozione all’ultima giornata, quando tutti davano ormai il Frosinone in serie A.

Quali sono stati i giocatori che hai allenato a Parma che ti hanno più sorpreso in questi anni?

Devo dire che ce ne sono stati parecchi. Non posso che iniziare da Kulusevski. Credo che mai nessun giocatore proveniente dalla Primavera abbia avuto un impatto così devastante in serie A. Nella scorsa stagione ha messo in mostra qualità da predestinato. Poi non posso non citare due campioni come Bruno Alves e Gervinho. Il primo, nonostante non sia più un ragazzino, in questi due anni ha dimostrato di essere ancora un top nel suo ruolo, rimettendosi in discussione dopo una carriera ad alti livelli. Il secondo veniva da due anni e mezzo in cui aveva giocato in un torneo poco competitivo rispetto agli standard europei. Non era scontato che facesse bene. Lui,invece, ha lavorato molto e ha dimostrato di avere ancora tutte le qualità che già avevamo ammirato alla Roma.

Infine, permettimi di fare i nomi di due giocatori che hanno fatto con me tutto il percorso dalla C alla serie A: Iacoponi e Gagliolo. In pochi avrebbero scommesso su di loro nel massimo campionato, invece si sono rivelate pedine fondamentali della squadra e dimostrato di potersela giocare con tutti nella massima serie.

Quali sono stati, invece, i giocatori che secondo te, potevano dare di più?

Io qui farei una distinzione. Ci sono giocatori che non hanno reso a causa dei guai fisici che li hanno tormentati. Penso soprattutto a Grassi e Inglese che, secondo me, hanno le qualità per centrare grandi traguardi se la sfortuna smette di tormentarli.

Ci sono poi giocatori che non si rendono ancora conto delle qualità che hanno e di ciò che potrebbero fare. Penso soprattutto a Sprocati che per me è un giocatore fortissimo, ma frenato dal punto di vista mentale. E in questa categoria metterei anche Karamoh. Lui è stato anche un po’ sfortunato perchè nel momento migliore ha subito un infortunio che lo ha frenato, ma deve comunque entrare nell’ottica di idee che ha le qualità per fare di più.

Ti dà fastidio che alcuni ti definiscano un allenatore difensivista?

Secondo me esistono etichette e luoghi comuni nel calcio e molti allenatori sono costretti a subirle. Posso solo dire che in C e in B siamo stati una squadra dominante e che ha imposto il proprio gioco. In serie A differenzierei i due anni. Nel primo il nostro obiettivo principale, da matricola, era raggiungere la salvezza e non era un obiettivo scontato, visto quante neopromosse retrocedono dopo appena un anno. Credo dunque che sacrificare lo spettacolo a vantaggio di una salvezza senza grossi patemi sia un buono scambio. Nella scorsa stagione, invece, abbiamo alzato l’asticella. Abbiamo vinto a Napoli sia all’andata che al ritorno e fatto ottime prestazioni a San Siro con l’Inter e contro la Juventus a Torino. Abbiamo chiuso al nono posto a pari merito con Verona e Fiorentina. Quindi direi che anche da quel punto di vista abbiamo alzato l’asticella. Forse la mia unica colpa è quella di non sapermi «vendere» abbastanza dal punto di vista mediatico.

A questo proposito, in effetti su alcuni giornali si esaltano molto allenatori per il bel gioco anche se a livello di risultati hanno ottenuto meno di te. Cosa ne pensi?

Io credo che ogni allenatore abbia una propria filosofia di gioco, ma, alla fine, ciò che conta, è la materia prima che hai a disposizione. Il bravo allenatore è quello che sa sfruttare i giocatori che ha a disposizione, tirando fuori il massimo da ognuno di loro. Tutto il resto non conta.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ora penso solo a godermi la mia famiglia. Per la prima volta dopo molto tempo sono libero da impegni, quindi cercherò di sfruttare ogni attimo per stare insieme a mia moglie e ai miei figli. In secondo luogo sto studiando l’inglese. Credo che sia importante conoscere un’altra lingua nel mio lavoro. Non voglio precludermi un’eventuale chiamata dall’estero semplicemente perchè non parlo la lingua.

Quindi sei pronto a rimetterti subito in gioco e ad accettare anche una squadra in corsa?

Attualmente sono ancora sotto contratto con il Parma. Prossimamente dovrò discutere la mia situazione contrattuale con la società. Fatto ciò, se arriva la chiamata giusta ed un progetto serio sarebbe stupido dire di no. Come ho già detto non voglio precludermi niente. Ho l’ambizione di continuare a migliorarmi e proseguire il percorso che ho intrapreso. Quindi se troverò l’ambiente giusto dove poter esprimere le mie idee, sarò ben felice di rimettermi in gioco.

Saresti anche disposto a scendere di categoria se ti si prospettasse un progetto vincente?

Io spero di continuare ad allenare in A, categoria che mi sono guadagnato con fatica e lavoro. Però ci sono alcune circostanze nella vita che ti portano a fare scelte che mai pensavi di prendere, quindi non posso negare anche questa eventualità. Ripeto: conterà il progetto che mi verrà illustrato.

Davide Luciani

SPORTS AGENCY SC24

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