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Nomi italiani e pronuncia spagnola: ne abbiamo due “bighlie” così

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Come tutti sanno, due mesi fa Javier Zanetti ha appeso le scarpe al chiodo, e naturalmente nell’addio al calcio giocato del leggendario capitano nerazzurro non c’era e non c’è alcun motivo di gioia o di sollievo. Tranne uno: non sentiremo mai più Caressa & Co. pronunciare alla spagnola uno dei cognomi più diffusi nell’Italia settentrionale e ripetere migliaia di volte quel maledetto vocabolo la cui semplice trascrizione provoca un brivido di fastidio: “Sanetti”. Ah, che liberazione! Che meraviglioso conforto per le nostre orecchie strasiate! L’Highlander di Buenos Aires, però, e sotto questo aspetto purtroppo, non è l’unico italiano d’Argentina che si è fatto strada nel mondo della pelota: i campioni ancora in circolazione sono tantissimi, e gli emuli di Caressa possono quindi continuare a massacrare impunemente sia la lingua di Dante – che per loro, forse, è solo un talentuoso difensore del Bayern – che i timpani, diciamo così, dei telespettatori.

Lucas "Bighlia"

Lucas “Bighlia”

ESTEROFILIA RADICAL-CHIC – Prendete la finale della Coppa del Mondo, ad esempio. In campo ci sono la Germania, squadra cosmopolita ma fortunatamente priva di oriundi del Belpaese (ve lo immaginate un Verratti con la maglia della Mannshaft? Rischieremmo di sentire “Ferratti” ogni due per tre…), e la solita Argentina piena di nomi a noi molto familiari. Risultato: 120 minuti di feroce martellamento inguinale a colpi di Bighlia e Demicelis e partita (bellissima) rovinata. Ora, un conto è pronunciare in modo corretto le parole e i cognomi stranieri, mission spesso impossible per i raffinati “puristi” di cui sopra, un altro è umiliare sistematicamente la nostra lingua madre solo perché “fa tanto chic”. Tenete presente che noi italiani siamo l’unico popolo al mondo che si comporta così nei confronti della propria identità, quindi i casi sono due: o sono gli altri che non hanno capito niente e sono rimasti “indietro”, o a sbaghliare siamo noi. Ce dite voi?

COLONIZZATORI E COLONIZZATI – E così, mentre i francesi reagiscono con orgoglio alla colonizzazione culturale della lingua (yankee) padrona, e ne gallicizzano anche le locuzioni più diffuse (libre-service al posto di self service, tanto per dirne una), noialtri pronunciamo Platinì, Baratellì e addirittura Amalfitanò come se fosse giusto e doveroso rendere omaggio alle storpiature dei cugini. D’altra parte, fatti fummo per esser dominati, evidentemente, e guarda caso non viviamo come un incubo il fatto di figurare all’ultimo posto (27.mo su 27) della classifica europea relativa al numero dei laureati – dati Eurostat 2013 – ma quello di essere solo quinti nel ranking Uefa.

NON E’ ANCORA FINITA, BEPPE… – Franza o Spagna purché se…sbaglia, quindi, e a chi importa se a rimetterci è l’Itaglia? Certo non a Caressa, né tanto meno allo “Sio”.

Enrico Steidler

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