Enrico Steidler
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Calciopoli, quando i carnefici fanno le vittime

L'ex-arbitro Paolo Bertini tira in ballo Facchetti ("Venne nel mio spogliatoio prima della partita...") e gli organi di stampa del partito bianconero scatenano subito la caccia al morto

Calciopoli, quando i carnefici fanno le vittime
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Il silenzio dei compiacenti. Mentre i più importanti giornali del Belpaese oscurano “l’altra faccia di Calciopoli (quella nerazzurra, naturalmente) e insabbiano le “scottanti” rivelazioni dell’ex-arbitro Bertini, c’è qualcuno, grazie al cielo, che ha il coraggio di non allinearsi e di aggiornare i lettori sugli sviluppi del processo in corso a Milano.

Giacinto Facchetti

Giacinto Facchetti

Tuttosport, GiulemanidallaJuve e Canale Juve, ad esempio, dedicano ampio spazio alla vicenda che vede Luciano Moggi querelato da Gianfelice Facchetti – figlio di Giacinto – per le sue pesanti dichiarazioni durante la trasmissione “Notti magiche” del 23 ottobre 2010 (“Giacinto Facchetti chiese a un arbitro di vincere la partita di Coppa Italia con il Cagliari. E l’arbitro era Bertini“). Secondo i paladini di cui sopra, infatti, la testimonianza del fischietto aretino non solo scagiona “lo stalliere del re, che deve conoscere tutti i ladri di cavalli” – disse Gianni Agnelli di Big Luciano – ma sgretola le fondamenta stesse dell’abominevole “gombloddo”. “Si è assistito – scrive GiulemanidallaJuve vestendo i panni dell’indignato speciale – ad un altro momento di sconfessione dell’impianto accusatorio di calciopoli e della molto presunta e assai smentita superiorità morale dell’inter di Moratti e Facchetti senior”.

Ma quali sono le parole di Bertini? Quali sarebbero queste dichiarazioni così hot che il Grande Fratello mediatico si è ben guardato dal pubblicare? Eccole: «Facchetti è venuto nel mio spogliatoio prima della partita, dove c’erano anche gli assistenti e l’ispettore della Figc, e mi ha detto: “ho letto il suo tabellino con noi, quattro vittorie, quattro pareggi e quattro sconfitte. Beh, cerchiamo di far crescere la casella delle vittorie”. All’inizio non avevo dato peso alla cosa, fu l’assistente a dirmi che Facchetti era stato sconveniente. Così la sera telefonai immediatamente a Paolo Bergamo per spiegargli l’accaduto».

Ora, non c’è dubbio, prendendo per buone le parole di Bertini, che il comportamento di Facchetti in quella circostanza fu a dir poco inopportuno. Sottolineato ciò – e aggiunto che la partita in questione finì 1-1 – c’è da dire, tuttavia, che il controprocesso allestito in fretta e furia dai media vicini alla corte di re Andrea non sta letteralmente in piedi, e che ha tutta l’aria di essere uno di quei processi per omicidio in cui c’è tutto tranne il morto. Fateci caso: se Facchetti fosse stato realmente animato dalle peggiori intenzioni, perchè mai le avrebbe manifestate proprio davanti all’ispettore della Figc? E’ credibile tutto ciò? E che rilevanza ha, questo sia pur censurabile episodio, nel quadro di uno scandalo che ricoprì di fango il calcio italiano agli occhi del mondo intero?

Mah, si diceva che qui manca il morto, ma a dire il vero ce ne sono addirittura due. Uno è Facchetti, purtroppo, e l’altro, a quanto pare, è il senso del pudore.

Enrico Steidler

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One Response to Calciopoli, quando i carnefici fanno le vittime

  1. miki foggia 6 dicembre 2014 at 23:51

    Ha…ha….ha…ha…quante risate con fatsopoli 2006….oggi fa proprio ridere ……..ha…ha.. ha. arbitri chiusi negli spogliatoio (studiate di più Procura diReggio Calabria caso archiviato) ha…..ha …..ha “piaccia o non piaccia” campionati regolari sorteggi regolari (studiare motivazioni sentenze ) …….aspettando la Cassazione ……….ha………..ha………ha …………….pressappochismo, faziosità, superficialità giornalistica …spiacenti gli Italiani hanno capito “La verità: nel più profondo dei suoi significati”…..”piaccia o non piaccia”………. aveva ragione il Maestro Enzo Biagi:
    “Una sentenza pazzesca, e non perchè il calcio sia un ambiente pulito. Una sentenza pazzesca perchè costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome, una sentenza pazzesca perchè punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna. E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? Perchè tutto è uscito fuori in un determinato momento? Proprio quando, tra Laziogate di Storace, la lista nera di Telecom, poi Calciopoli, poi l’ex Re d’Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia telefonica Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?”

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