Osservatorio
Atalanta: come si cambia da Juric a Palladino. Spalletti, serve una svolta per gli attaccanti

Raffaele Palladino avrà il suo da fare per ricostruire l’Atalanta uscita disintegrata dal periodo Juric. Il calendario non sorride agli orobici che si troveranno subito ad affrontare il Napoli di Conte voglioso di riscatto. Al di là del risultato, però, la società nerazzurra deve ritrovare una compattezza e un’unità di intenti che fin qui le è mancata. Palladino dovrà prima ricostruire la squadra a livello emotivo e, soprattutto, tatticio.
Atalanta: come cambia Palladino
Non è questione di modulo, ma di interpretazione del modulo. E’ questo il presupposto per capire il lavoro che attende Palladino all‘Atalanta. Il passaggio da Gasperini a Juric è stato traumatico proprio per la diversa interpretazione tattica. Con il croato la squadra difendeva molto più bassa, aveva un giropalla lento e raramente arrivava in area. Tutto il contrario di ciò che avveniva con l’attuale allenatore della Roma. Palladino come prima cosa dovrà ridare aggressività alla squadra. Il nuovo tecnico si è caratterizzato a Monza e Firenze per costruire squadre dominanti e senza paura.
Se con Juric, la squadra era passiva e inconcludente, con Palladino ci si aspetta di rivedere una squadra più simile a quella di Gasperini. In particolare, il recupero palla dovrebbe essere più veloce, anche se la squadra non andrà ad affrontare gli avversari nell’uno contro uno come faceva fino allo scorso anno. Di certo assisteremo a più verticalizzazioni per esaltare le caratteristiche dei giocatori a disposizione. Soprattutto, rivedremo le sovrapposizioni tra braccetti e quinti e tra quinti e ali tipiche del gioco gasperiniano. Palladino avrà il vantaggio di guidare una squadra che fino a sei mesi fa aveva dei principi che sono stati resettati, ma rimangono latenti. Il tecnico dovrà muovere solo le corde giuste per integrare i suoi principi con una squadra forte.
Spalletti: è il momento della difesa a 4?
Spalletti sta per varare il 4-3-3, modulo che conosce alla perfezione. Logicamente, questa Juventus presenta delle lacune strutturali quindi il modulo non sarà fluido. Tuttavia, sarà interessante capire come si svilupperà la manovra. Spalletti ha sempre abituato a un modulo dove i terzini che si sovrappongono agli attaccanti esterni, mentre un interno è solito accentrarsi per ricoprire il ruolo di guastatore. I bianconeri non hanno terzini di spinta, eccetto Cambiaso, nè interni in grado di fungere da centrocampisti guastatori. L’unico potrebbe essere Koopmeiners, ma sull’olandese rimane da capire le idee del tecnico. Con il passaggio alla difesa a 4 c’è chi ipotizza per lui il ruolo di centrale di difesa.
Molto interessante sarà anche cercare di capire come verrà impostato Yildiz. Il turco non ha ancora una collocazione tattica precisa. Non è una seconda punta, non è un’ala, ma è più simile a un trequartista che svaria su tutto il fronte offensivo. Per questo immaginarlo fisso a sinistra sembra uno spreco. Quel che è certo è che questa Juventus alla sosta potrebbe presentare diverse sorprese, compreso il lancio in pianta stabile di Zhegrova, giocatore in grado di ricoprire più ruoli e più portato di Conceicao a un doppio ruolo anche di copertura. Il tutto senza dimenticare che, per bocca dello stesso Spalletti, anche Openda può fungere da ala. Insomma: il 4-3-3 della Juventus potrebbe assomigliare a una sorta di 4-2-2-2 con due mediani (Locatelli e Thuram), due giocatori più dinamici e imprevedibili (Koopmeines e Yildiz) e due punte di cui una mobile (Openda) e una più strutturata (Vlahovic). Utopia? Nel calcio siamo ormai abituati a vedere di tutto e Spalletti è uno “stregone” della panchina, quindi mai dire msi.
Davide Luciani











