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La Opinión

Coronavirus e Serie A, un legame che non può resistere

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Coronavirus Serie A, due linee che vanno in direzione opposta e contraria. Il Covid-19, in questo pazzo 2020, ha ricominciato a correre a due mesi dalla fine del lockdown. Risultati importanti si erano raggiunti. Ma ben presto sono stati vanificati da un improvviso aumento delle curve di contagio. Accompagnate dalla crescita dell’indice Rt, che indica il tasso di contagiosità dopo l’applicazione delle misure volte al contenimento dell’epidemia. Il 19 settembre è prevista ad oggi la ripartenza della Serie A.
Secondo le stime, tra modelli matematici e statistiche, la curva del contagio continuerà a salire. Ora la domanda è: con quali premesse si fa ripartire il campionato? Non basta un algoritmo per dirlo.

Coronavirus Serie A, modelli e protocolli incompatibili con la realtà attuale

Vige la più grande incertezza al momento. Su tutto, non solo sul calcio. A rischio è l’intera macchina Italia: le scuole, le attività lavorative, gli sport individuali e di squadra. Al momento tutti i protocolli previsti per singolo settore mancano di chiarezza. E quel che non si è compreso è che risultano essere incompatibili con il “cammino” del Coronavirus. Tutti i modelli applicati finora, eccezion fatta per il lockdown totale, non hanno portato ai risultati sperati. Significa che in una classe scolastica può scoppiare un caso; in una azienda idem; in un campo di calcio anche. E come si pensa di proseguire? Prelevando ed isolando? Così, a frammenti e spezzoni? Ripartire senza sicurezza, insomma, è da folli. Inoltre, i recenti contagi in tutta la Serie A, spingono ad altre riflessioni: la prima, più evidente, riguarda l’impossibilità di porre un argine, in questo modo, al virus. Ed ancora: quanti ce ne saranno, di positivi, nelle serie in cui le telecamere scarseggiano? Nelle altre categorie? Ed ancora: è bypassabile un dato che comincia ad essere spropositato?

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Gepostet von SportCafe24 am Donnerstag, 20. August 2020

 

Una possibile soluzione: si gioca a fasi alterne con play-off e play-out

Chiaramente giocare con la paura di scoprire all’indomani nuovi, potenziali focolai, è da folli. Ed è una strada impraticabile anche quella battuta da giugno ad oggi per consentire la fine delle competizioni nazionali e continentali. Occorrerà progettare un modello che sappia guardare lontano e che sappia viaggiare a pari velocità col virus. Mettendo in sicurezza tutti e senza mai dimenticare che i calciatori, in Italia e nel mondo, per quanto dipendenti di una industria da svariati miliardi, restano persone di cui va tutelata in prima istanza la salute. Cinque mesi fa parlavamo dell’eventualità di rimodellare le formule classiche dei campionati. A quella proposta oggi riguardiamo come unica vera alternativa alla crisi attuale, pronta a rendersi più acuta nel prossimo autunno-inverno. Si giochi, ma a fasi alterne e comprendendo a fine stagione il regolare svolgimento di play-off e play-out per l’assegnazione dei titoli. In questo modo si prevengono eventuali esplosioni di contagio, si gioca una stagione sì ridotta e spezzettata ma certa. E sicuramente con più sicurezza dei modelli attuali. La sensazione è che però si sta andando, purtroppo ed ancora una volta, nella direzione opposta. Favorendo il giro di soldi, senza tener conto degli ospedali e della salute che resta la prima e più importante componente della vita umana. Soprattutto in questo momento.

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