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Andrea Belotti tra calcio, Dio e famiglia: storia del Gallo dal cuore d’oro

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Andrea Belotti – «Nel calcio di oggi ci sono pochissimi giocatori che riescono a far venire la pelle d’oca quando li guardi giocare. Lui è uno di questi. Non è solo molto forte, ma sa trasmettere tanto alla propria squadra, ai compagni, ai tifosi e a tutti gli appassionati di pallone.»

Questo Lui si chiama Andrea Belotti. Soprannominato Gallo, dal cognome di un suo vecchio amico e compagno di squadra che lo convinse a esultare facendo dopo ogni gol il gesto della cresta, Andrea è il centravanti del Torino e della nazionale italiana. Nato a Calcinate, in provincia di Bergamo, il 20 dicembre 1993, è diplomato geometra, ed è uno dei talenti del calcio nazional-popolare.

Un ragazzo umile, semplice, genuino. Andrea tira i primi calci all’oratorio e nella piccola squadra della Grumellese, per poi passare all’Albinoleffe nel 2006, a 13 anni non ancora compiuti. In questo periodo è la nonna a seguirlo da vicino, perché i genitori sono impegnati dal lavoro. Come ha raccontato è proprio la nonna, dopo le partite, a presentarsi spesso al campetto con un panino al salame, che doveva servire a fargli recuperare le tante forze profuse sul campo. Nelle squadre giovanili comincia a centrocampo, giocando ora da mediano e ora sulla fascia. È il suo allenatore dell’epoca, Alessio Pala, che decide di spostarlo in attacco per sfruttarne al meglio le doti di goleador. Fa il suo esordio tra i professionisti entrando nel secondo tempo della partita Livorno-Albinoleffe: dopo pochi minuti dall’ingresso in campo realizza il suo primo gol in carriera.

ANDREA BELOTTI, LA CONSACRAZIONE

Nel 2013 passa in prestito al Palermo, che milita in serie B. Il 24 settembre esordisce contro il Bari e segna il primo gol contro il Brescia, il 5 ottobre. La stagione si conclude con 10 gol segnati e la promozione in serie A. Farà il suo esordio nella massima serie nel corso della stagione successiva. L’affermazione definitiva arriva con con il Torino:
nell’estate 2015 viene acquistato per 7 milioni e mezzo da Urbano Cairo. Segna il suo primo gol in granata alla 14a giornata contro il Bologna. Non va più a bersaglio per tutto il girone di andata, ma si scatena nel ritorno e finirà per mettere a segno 12 reti. Ma è l’anno successivo quello della consacrazione. Andrea Belotti segna 26 gol in 35 partite, realizzando anche la sua prima tripletta contro il Bologna. Sempre in questa stagione, indossa per la prima volta la fascia di capitano e si piazza terzo nella classifica dei marcatori.

Andrea Belotti è passato per tutta la trafila delle nazionali minori, dalla Under 19 alla -20, per finire con la Under-21 dove vanta 18 presenze e 9 gol. Nel 2019 è uno dei centravanti titolari della squadra di Roberto Mancini. Andrea si è seduto e ha aspettato il suo momento. In cuor suo sapeva di poter dare tanto alla Nazionale: all’esordio con la maglia azzurra, parte da titolare e gli bastano solo 24 minuti per segnare. Esulta, nel suo modo unico e personale, felice e con il cuore a mille: ce l’ha fatta.

IL GALLO DAL CUORE D’ORO

Proprio quel ragazzino con il poster di Andriy Shevchenko appeso in cameretta, ora è diventato l’attaccante che si distingue per la grinta profusa sul campo di gioco, caratteristica che lo rende un idolo della tifoseria. Infaticabile, non smette di correre e di lottare per tutti i 90′. Veloce e forte nel gioco aereo, ha tiro potente con entrambi i piedi. Notevole il senso del gol anche se, forse, il pezzo più noto del suo repertorio è la rovesciata, grazie alla quale si è tolto diverse soddisfazioni, segnando anche a squadre molto blasonate.

Talento e cuore, questo è il mix Andrea Belotti. Lui che ha fortemente desiderato che la mamma smettesse di lavorare perchè non sopportava di vederla così stanca. Ormai quel figlio avrebbe finalmente potuto aiutarla economicamente perchè era diventato chi sognava di diventare da ragazzino.

A renderlo speciale è anche una fede incrollabile. Famiglia, il matrimonio con la sua Giorgia e una presenza, quella di Dio, che Andrea ama molto, e alla quale si è sempre affidato. Come ha dichiarato, Don Sergio, il parrocco del mio paese, è l’eroe della mia vita. Papa Giovanni Paolo II l’eroe nella storia”. Ecco, forse proprio quel Dio lo ha reso un predestinato, uno il cui talento non è l’unica cosa positiva. Di lui, Arrigo Sacchi ha detto: “Dio non gli ha dato il talento […]. Gli ha dato delle virtù maggiori: perché gli ha dato la generosità, l’entusiasmo, la pressione, il cuore, il sacrificarsi per i compagni, lottare per i compagni”.

Alessandra Santoro

SPORTS AGENCY SC24

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