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Cuore e cicatrici: Carlos Tevez, historia de un Apache

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Carlos Tevez Bomber di Provincia

Bomber di provincia. Strano, sì, ma anche lui è stato uno di quelli. Uno di quelli dalla vita non facile. Uno di quelli che al calcio si sono aggrappati: per sopravvivere, prima; per rinascere, poi.

Carlos Alberto Martinez Tévez nasce il 5 febbraio del 1984 a Ciudadela, in Argentina. Quando la madre era al settimo mese di gravidanza il padre biologico, Carlos, viene ucciso a colpi di arma da fuoco e, non potendolo mai conoscere, il bambino viene battezzato appunto con il nome del genitore scomparso. Nato come “Carlos Martinez”, viene poi abbandonato dalla madre biologica, Fabiana Martínez, a soli tre mesi.

A dieci mesi è vittima di un grave incidente domestico: gli cade sul viso l’acqua bollente di un bollitore; viene portato in ospedale avvolto da una coperta di nylon che, scioltasi, aggrava ancora più le ustioni di primo e secondo grado. 

Rimane, quindi, in terapia intensiva per due mesi, portando da allora i segni dell’incidente su viso, collo e petto. Episodio, questo, che spinge gli zii materni a prenderlo in affidamento. Insieme vivevano al primo piano della Torre 1 del quartiere Ejército de los Andes, a pochi metri dal temuto Nudo 14. È dal soprannome del suo Barrio, chiamato anche Fuerte Apache che Carlitos, fin da bambino, è soprannominato l’Apache.

Quello di Fuerte Apache è uno dei quartieri più poveri, violenti e pericolosi di Buenos Aires: o diventi un criminale, o resti ammazzato. Il destino, però, per Carlos aveva altri piani. Grazie agli insegnamenti dei suoi zii, riesce a tenere lontane le cattive frequentazioni. Il calcio lo salva: a 5 anni inizia a giocare per gli All Boys, poi a 13 anni passa nelle giovanili del Boca Juniors.

Non ancora maggiorenne, Oscar Tabarez lo fa esordire in prima squadra e nel 2003 vince praticamente tutto: campionato di apertura, Copa Libertadores ma soprattutto la Coppa Intercontinentale contro il Milan di Kakà, Shevchenko e Maldini. Un anno dopo il passaggio al Corinthians. I tifosi brasiliani, però, non lo vedono di buon occhi: alla fine si ricrederanno e Carlos Tevez diventerà l’idolo della tifoseria, tanto da diventarne il capitano.

DA BOMBER DI PROVINCIA A CARRIERA DA VINCENTE

Il calcio sudamericano, poi, inizia a stargli stretto e nel 2006 si trasferisce al West Ham

Tuttavia, a Londra, complici i diversi problemi fisici e il rapporto difficile con il tecnico Pardev, non rende al massimo. L’anno dopo, dunque, decide di trasferirsi al Manchester United in Premier League, dove sotto la guida di sir Alex Ferguson il suo talento esplode. 

Il resto è storia: Manchester City, Juventus, poi di nuovo Boca Juniors, una piccola parentesi in Cina allo Shanghai Shenhua e, ancora, le origini: attualmente è un calciatore del Boca. Un campione, anzi, del Boca: l’8 marzo 2020, alla Bombonera contro il Gimnasia La Plata, realizza il gol del decisivo 1-0 che consegna il titolo ai gialloblù.

Se ne è aggiudicati, di titoli, el Apache: quattro campionati argentini, una Coppa d’Argentina, una Supercoppa argentina, una Coppa Libertadores, una Coppa Intercontinentale e una Coppa Sudamericana con il Boca Juniors, un campionato brasiliano con il Corinthians, due campionati inglesi, una Coppa di Lega inglese, un Community Shield, una UEFA Champions League e una Coppa del mondo per club FIFA con il Manchester Utd, un campionato, una FA Cup e un Community Shield con il Manchester City, due campionati italiani, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana con la Juventus. 

Con la nazionale argentina ha disputato due Mondiali (2006 e 2010), quattro Coppe America (2004, 2007, 2011 e 2015) e una Confederations Cup (2005). Inoltre ha vinto un’Olimpiade con la selezione olimpica (2004).

Cinque anni dopo l’ultima apparizione in Copa América, precisamente nel 2019, Netflix realizza una serie a lui dedicata, dal titolo “Apache: La vita di Carlos Tevez”: un omaggio alla sua storia, una vita raccontata in una serie tv dall’infanzia agli inizi nel professionismo, il calcio come costante e le vicende di vita privata e familiare sullo sfondo.

CARLOS TEVEZ, CUORE E CICATRICI

Una carriera che parla da sé, per uno che ha sempre spiccato per aggressività agonistica, fiuto del gol e tecnica e per questo è diventato uno dei più forti. Un vero Bomber di Provincia che, dalla povertà di Fuerte Apache è partito alla conquista del mondo calcistico.

I trofei più grandi, però, li ha vinti mostrandosi in tutta la sua solidarietà. Le iniziative di beneficenza dimostrano quanto Carlos abbia realmente ricevuto i veri insegnamenti da quelle che sono le sue origini. E dopo aver girato il mondo, a quelle origini ha fatto ritorno: “Acá soy feliz, vengo a Fuerte Apache porque éste es mi lugar en el mundo”, “Qui sono felice, torno a Fuerte Apache perché questo è il mio posto nel mondo”, ha dichiarato.

È vero, Carlos Tevez ha ricevuto tante critiche. Ma le vicende bisogna conoscerle fino in fondo. Oltre l’apparenza c’è sempre una storia: in questo caso, si raccontano le cicatrici di un bambino abbandonato, e, poi, quelle di un uomo che ha tentato di costruire la sua strada. Questo è il famoso Apache: l’essenza la coglie solo chi è disposto a vedere altro, oltre a quello che da fuori si vede.

Alessandra Santoro

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