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Se n’è andata un Leggenda

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Ieri notte LeBron James ha indossato delle scarpe con dedica, manco a dirlo, a Kobe Bryant. C’erano, incise come vengono incisi i numeri delle leggende, tutti i record di Kobe: i punti in carriera, qualcosa come 33.643, il suo numero, il leggendario numero 24. Una dedica speciale, più di mille parole: “Mamba4Life – 8/24 KB”. bastavano diciassette punti per diventare il terzo marcatore di sempre in NBA, a LeBron, che ne ha fatti ventinove. Per uno strano scherzo del destino, crudele e indifferente, un giorno dopo Kobe Bryant non c’è più. È deceduto, a seguito di un incidente con l’elicottero, assieme alla figlia quattordicenne Gianna. Lasciando di sasso miliardi di fan ed un intero mondo, che per anni ha tenuto inchinato ai suoi piedi.

In questo spazio scegliamo di salutare Kobe, senza alcun tipo di sciacallaggio: lo diciamo a beneficio di dubbio, per quella insolita mentalità italica di mettere al centro cose che non hanno collegamenti con notizie che, in questo caso, meriterebbero solo il rispetto del silenzio. Ricordando Kobe, in un giorno tristissimo per il mondo dello sport. Se n’è andata una leggenda.

Mamba4Life

Una parabola di una leggenda cominciata in Emilia-Romagna ed esplosa, eruttata, capace di splendere di continuo a Los Angeles fino al 2016, anno in cui il Mamba Nero, sicuramente tra i più grandi cestisti di sempre, decise di dire basta e smettere col gioco che, a modo suo, ha contribuito a rendere grande. Anzitutto di Kobe ricorderemo le gesta in campo, la grandezza del campione, i colpi del genio, i record del mito. Ma anche e soprattutto l’uomo. A cominciare da quel sorriso contagioso e dal conseguente, immenso, unico amore nei confronti del gioco. Lo ricorderò, io che vi scrivo, e lo ricorderete. Sicuramente. L’avversario, l’uomo, grande, troppo grande, il campione, incommensurabile, l’esempio, l’MVP, il simbolo di sport, ambasciatore. Lo statunitense ma italiano, un serpente nero ma dal cuore d’oro.

E lo ricorderemo, con emozione, ricordando le sue gesta, i suoi punti, i suoi record. I suoi sorrisi e il suo lascito, il suo testamento, un inno allo sport e alla vita. Vi proponiamo un estratto, ad imperitura memoria. Per l’addio ad un grandissimo, ad una leggenda. Che non muore oggi, che non morirà mai.

“Ed entrambi sappiamo che, qualsiasi cosa io farò, sarà sempre quel bambino con i calzettoni, il cestino della spazzatura nell’angolo e 5 secondi ancora sul cronometro, palla in mano. 5… 4… 3… 2… 1.
Ti amerò sempre.
Kobe”.

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