Napoli
Comincia l’epoca di Re Carlo Ancelotti: come e quanto cambia il Napoli col tecnico di Reggiolo
Pubblicato
3 anni fa|
Editor
Gennaro Donnarumma
La bomba, esplosa qualche settimana fa e che ha esaltato tutti, ha scosso Napoli città e Napoli squadra: Carlo Ancelotti è il nuovo allenatore del club partenopeo. Sei milioni e mezzo circa a stagione per due anni, il tecnico italiano, che si è detto ‘felice’ confidandosi con gli amici, è pronto a cominciar la sua avventura dal prossimo nove luglio, giorno del raduno in vista del ritiro di Dimaro. A Napoli è già partita la mania di Re Carlo Ancelotti da Reggiolo, mentre è calato il sipario sul triennio di Maurizio Sarri, un altro allenatore che non ha vinto in termini di trofei ma ha ottenuto, se vogliamo, qualcosa in più: è assorto a icona del popolo napoletano e resterà impresso nella mente dei tifosi da qui ai prossimi anni. Il suo Napoli ha fatto scuola, ha incantato ed è andato ad un passo dalla storia. Ha fatto novantanove, senza arrivare a cento. Ora ad Ancelotti l’arduo compito di portare il Napoli ad un gradino ancor superiore.
Come cambia, e quanto, il Napoli di Carletto? In teoria sembrerebbe esserci una distanza abissale tra il tecnico ex Bayern e Maurizio Sarri ma, in realtà, la scelta di De Laurentiis (che, ripetiamo, piazza un grandissimo colpo, prendendo probabilmente uno dei cinque migliori tecnici al mondo) è nel solco della continuità: Ancelotti si è sempre definito “sacchiano”, amante del bel gioco, italiano sì ma non troppo. Quindi il progetto Napoli non si ridimensiona di una virgola, ma si rilancia, anzi si rinnova. Carletto lavorerà sulla linea già tracciata da Maurizio Sarri, da qui la sua richiesta, o una delle tante, di non toccare ben cinque giocatori di questa rosa. Si tratta di un passaggio di testimone, che ingrandisce a dismisura i meriti del presidente dei partenopei e lancia un bel segnale alla piazza e al calcio italiano. Prendere Ancelotti non è da tutti, non è per tutti: il Napoli ha battuto la concorrenza di club di primissima fascia, solo pochi mesi fa Ancelotti ha rifiutato la Nazionale. Il che la dice lunga sulla portata di questo investimento.
Quanto cambia invece il Napoli, era stata la nostra seconda domanda. Ebbene meno dogmatismo, più duttilità e, per la gioia della dirigenza partenopea, utilizzo di più giocatori. Addio ai tredici, quattordici fedelissimi ma più spazio ed impiego a tutti. Cambiano anche gli schemi: Ancelotti ha giocato sì col 4-3-3 tanto caro a Sarri, ma ha saputo anche adoperare, e bene, altri schemi, fin dai tempi del suo indimenticato Milan. Può tornare il trequartista, anzitutto: il 4–3-1-2 è più di una volta tornato utile al tecnico di Reggiolo, ma non solo. Sfruttando le grandi capacità degli esterni del Napoli (ma occhio ai movimenti di mercato, n.d.r) non sarebbe da scartare il 4-2-3-1, modulo che a Napoli utilizzava anche Rafa Benitez. Le soluzioni, come vedete, sono molteplici e tutte applicabili. Ancelotti avrà da divertirsi.
E il mercato? Inutile e ridondante dire che acquistando Ancelotti si acquista, in automatico, la sua lista della spesa. Un allenatore così porta con sé tutto il suo bagaglio, il suo curriculum, la sua esperienza ed il suo nome da spendere in sede di mercato. Continuità ma rinnovamento: oltre ai grandi nomi che cominciano a girare in queste ore, è plausibile anche qualche investimento su giovani già pronti per una piazza come quella napoletana, per le ambizioni di un club che vuole vincere. Sul fronte cessioni è plausibile qualche addio, anche illustre: meglio privarsi oggi di Jorginho, per dire, che ha già fatto sapere che comunque non rinnoverà il suo accordo col Napoli. Occhio poi a qualche ripensamento: Marek Hamsik va verso l’addio, avendo già una bozza di accordo con lo Shandong in Cina. Ma Ancelotti resta un tecnico capace come pochi di creare rapporti di sinergia tra se stesso, la squadra e il pubblico: i tifosi azzurri possono stare sicuri: i rinforzi arriveranno, la squadra in qualche modo si farà, e sarà sotto l’egida di Carletto. Il mercato, bollente, del Napoli è ufficialmente cominciato con una scossa fortissima: la rivoluzione che vi avevamo preannunciato è solo agli inizi. Intanto la città torna nel fermento. “O ero pazzo prima di venire qui, o sono impazzito venendo qui”. L’epopea di (Re) Carlo Ancelotti all’ombra del Vesuvio non è che all’inizio.
GeDo
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