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Roma e Juventus, quando la difesa non basta più

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Ferguson Roma

C’era un tempo, in Italia, in cui per vincere bastava blindare la porta. Una linea compatta, pochi fronzoli e la sensazione che, prima o poi, il gol sarebbe arrivato. Quel tempo sembra lontano. Oggi non basta più neanche la miglior difesa. Anche perché, a volte, quella difesa semplicemente non c’è.

Chiedetelo a Gian Piero Gasperini, che nel giorno dell’Epifania si presenta a Lecce senza la retroguardia titolare. Hermoso e Mancini sono diffidati, Ndicka è volato in Coppa d’Africa. Quella che fino a poche settimane fa era la miglior difesa del campionato, per la Roma non esiste più. E allora spazio alle invenzioni: Ziolkowski adattato, Ghirardi forse finalmente dall’inizio, uno tra Rensch e Celik reinventato braccetto. Un puzzle fragile, che espone ancora di più i limiti già noti.

Un attacco che non decolla

Perché il vero problema della Roma resta davanti. La Roma non segna. Non l’ha mai fatto con continuità. Ma ora che la squadra è diventata vulnerabile anche dietro, l’attacco smette di essere un difetto mascherato e diventa un’emergenza conclamata.

Gli acquisti estivi raccontano una storia amara. Bailey era stato annunciato come uno spettacolo imminente: “preparate i popcorn”, aveva detto il suo procuratore. I tifosi li hanno preparati davvero, ma lo schermo è rimasto spento. Infortuni continui, apparizioni sporadiche, sensazione costante di caos e scarsa comprensione dei meccanismi di squadra. Una vacanza romana più che una stagione. Non è andata molto meglio con Ferguson. Qualche gol, sì, ma un atteggiamento che non ha mai convinto né la piazza né Gasperini. Emblematiche le parole del tecnico dopo l’Atalanta: “Questo Ferguson? Scelgo tutta la vita Dybala”. Una frase pesante, figlia di mesi di richiami sull’intensità, sulla cattiveria, sulla voglia. Risposte mai arrivate. Ecco perché a gennaio la Roma dovrà intervenire, senza illusioni e senza slogan.

Stelle intermittenti e rimpianti

Nel reparto offensivo restano poche certezze. Soulé è la vera stella, ma contro le grandi difese tende a svanire, a diventare evanescente. Dybala, invece, è il grande enigma: spesso fuori forma, spesso infortunato, con l’aria di un campione arrivato al tramonto. El Shaarawy è quello che è, utile ma non decisivo. E così i tifosi iniziano a rimpiangere persino Artem Dovbyk, segnale di un disagio profondo.

Uno scenario che accomuna la Roma alla Juventus, l’altra grande contendente per l’ultimo posto Champions. Anche lì, nonostante investimenti importanti, qualcosa non funziona. Zhegrova e Openda non hanno convinto, Yildiz è l’unica vera luce, Vlahovic è ancora fermo. Spalletti chiede un regista, ma il dato più allarmante è un altro: la Juventus, come si legge sul Corriere della Sera, è seconda in Serie A per expected goals (28,3), eppure fatica a concretizzare.

Inter, Milan e Napoli viaggiano a un ritmo diverso, da scudetto. Roma e Juventus no. Per loro la Champions passa da un’unica, semplice verità: senza gol, e senza certezze, non si va lontano. E a gennaio non basterà difendersi meglio. Servirà, finalmente, segnare.

Prof di giorno, giornalista freelance di notte. Direttore de il Catenaccio e Head Writer di Sportcafe24.com

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