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La bussola di Gasperini: la Roma cerca il riscatto

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Gasperini

Per favore, se volete parlare di Atalanta Roma non veniteci a parlare di VAR. Non fatelo. La papera di Svilar è lì, evidente. Non veniteci a parlare del gol di Scamacca, il cui annullamento resta un mistero. I regolamenti esistono, certo, e servono per essere applicati. Ma ridurre la sconfitta dei giallorossi a una questione arbitrale sarebbe un alibi comodo e, soprattutto, falso. Sabato sera a Bergamo la Roma ha perso perché ha mostrato limiti profondi, strutturali, che nulla hanno a che vedere con la tecnologia a bordo campo.

E non parlateci nemmeno di calciomercato. Perché a questa Roma non bastano Raspadori o Zirkzee per risolvere i problemi. Qui serve molto di più. Serve una squadra più solida, più completa, a partire dalla difesa. A Lecce non ci sarà mezzo reparto titolare: Ndicka in Coppa d’Africa, Hermoso e Mancini squalificati. Toccherà a soluzioni d’emergenza che raccontano meglio di qualsiasi parola lo stato delle cose.

Una difesa improvvisata

Ci sarà Ziolkowski, ancora una volta rispedito negli spogliatoi all’intervallo da Gasperini. Ci sarà Ghilardi, un acquisto che sembra già ai margini. Forse Rensch come braccetto, travolto a Bergamo dal freddo – climatico e mentale – del nord. Forse Celik, riadattato nei tre dietro più per necessità che per convinzione. Punto. Questa non è una gestione ordinaria, è una navigazione a vista. E qualcosa, evidentemente, non funziona. E non ha funzionato in estate.

Non potete parlarci di emozioni, di ritorni a Bergamo o di cali post-vacanze. Perché l’attenzione non poteva calare. Era uno scontro diretto, l’ennesimo. E come troppo spesso accade, la Roma lo ha perso.

Il vuoto dopo il gol

La settima sconfitta in campionato, la terza consecutiva in trasferta, certifica due problemi enormi. Il primo: lontano dall’Olimpico la Roma soffre maledettamente. Il secondo, ancora più grave: quando prende gol, non reagisce. Non ribalta, non spezza l’inerzia. È successo una sola volta, contro una Fiorentina che conosciamo bene. Per il resto, il buio.

Perché manca un leader vero. Dybala non è più in grado di caricarsi la squadra sulle spalle: a Bergamo era fuori forma, fuori tempo, senza idee. Ferguson sbaglia tutto. Koné è dirompente, sì, ma evapora quando si avvicina all’area. Cristante prova a tenere la barra dritta, insieme a Mancini ma non basta. Wesley è stremato. E alle assenze – Baldanzi, Bailey, Angelino troppo spesso dimenticato, Ndicka, El Aynaoui, Pellegrini – si aggiunge una sensazione ancora più preoccupante: manca la fame.

La vetta è lontana, la Juventus ha agganciato il quarto posto, le altre si avvicinano. Ora tocca a Gasperini. Ritrovare la bussola, la rotta, ma soprattutto la convinzione. Perché senza quella, non c’è VAR che tenga.

Lecce sarà un altro test di resistenza, più che di calcio. E forse dirà molto più di quanto dica una classifica che inizia a essere complicata.

Prof di giorno, giornalista freelance di notte. Direttore de il Catenaccio e Head Writer di Sportcafe24.com

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