Editoriale
Nazionale, Gattuso e la necessità di spegnere le polemiche

Chiesa (poi out), Frattesi e Raspadori in lista. Quattro portieri e non un centrocampista in più nei convocati. L’assenza di Zaniolo, Orsolini e Bernardeschi, ma anche di Bartesaghi, Kayode e Udogie. Basterebbe aprire i social in questi giorni, subito dopo le convocazioni di Gattuso per gli spareggi, per cogliere le polemiche e la delusione dei tifosi. Ma a che serve tutto questo?
Non v’è dubbio che giocatori come Bernadeschi e Zaniolo, nelle ultime settimane, si siano evidenziati e messi in mostra per un buono stato di forma. Il CT aveva però fatto una scelta, che risponde al nome e cognome di Federico Chiesa. È stato lui a convincerlo e a rivolerlo, perché sicuro che l’ex Juve possa essere l’arma in più che può far saltare il banco. Esperienza, duttilità, tecnica, mentalità e capacità d spaccare la partita, di incidere nei momenti decisivi e che contano: tutto questo è alla base della scelta. Certo, non ci si può dimenticare che si sta parlando di un giocatore che, da ormai molto tempo, sta faticando a trovare continuità. Ma, a volte, la maglia azzurra sarebbe potuta diventare la miglior medicina. I fatti però hanno riportato la realtà: il giocatore del Liverpool è apparso fuori condizione e rispedito a casa, sostituendolo con Cambiaghi. Lecito chiedersi se queste cose non si sapessero già e a cosa si sia lavorato e di cosa si sia parlato in questi mesi.
Insomma, le critiche ci stanno e sono legittime. Ma forse non è questo il tempo per farle, perché servirebbero compattezza e positività. Perché, come ha detto De Rossi, che conosce bene Gattuso e che soprattutto sa come si vince in Nazionale, si è troppo bravi e concentrati a guardare il negativo, quando invece servirebbe quel pizzico in più di supporto. Ma in Italia è dura a morire la sindrome di sentirsi un po’ tutti commissari tecnici. Qualcosa di comprensibile, vista la posta in palio e i due Mondiali precedenti visti sul divano e senza azzurri. Ma davvero alimentare polemiche su due o tre nomi è un qualcosa che può fare la differenza? Perché se la maglia azzurra può essere una medicina, il sostegno incondizionato dovrebbe diventare l’unica cura per una Nazionale ferita e che avrà il compito di tirar fuori orgoglio e attributi. Si provi a restare uniti, almeno stavolta: per i processi ci sarà tempo. Sperando che, nel caso di un altro fallimento, non ci sia l’ennesimo scarico di responsabilità.









