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Altro che piano A: come la Roma è arrivata a Zaragoza dopo il caos Zirkzee-Nkunku

Dall’arrivo dello spagnolo ai 25 milioni per Vaz: analisi di un mercato vissuto tra piani B e trattative naufragate. La rosa è davvero migliorata come chiedeva Gasperini?

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Il calciomercato della Roma si chiude con Bryan Zaragoza come esterno d'attacco, il ruolo in cui Gasp chiedeva investimenti.

Bryan Zaragoza è atterrato questa mattina all’aeroporto di Fiumicino per iniziare la sua nuova avventura a Roma. Arriva in prestito oneroso con obbligo di riscatto dal Bayern Monaco e con un piccolo indennizzo al Celta Vigo, ben contento di interrompere il prestito annuale: per motivi economici non poteva più sostenere lo stipendio dello spagnolo. In attesa di capire cosa succederà sul fronte Fortini (proposta aumentata alla Fiorentina, che sembrerebbe pronta ad accettare, ma tutto fermo per il mancato via libera di Tsimikas al Besiktas), il calciomercato della Roma dovrebbe finire qui.

E, a questo punto, possiamo anche dare un voto, o quantomeno provare a elaborare un giudizio. La Roma si è senza dubbio rafforzata: ha un nuovo centravanti, Malen, il cui impatto è stato positivo; ha un talento grezzo tutto da scoprire e valorizzare come Robinio Vaz; ha una scommessa a costo zero che, se varrà la pena, potrà essere riscattata, come Venturino; ha il tanto atteso esterno sinistro di piede destro che chiedeva Gasperini, Zaragoza appunto. Ma il problema è proprio nei nomi, nella caratura dei giocatori e quindi nella loro capacità di cambiamento. Il tecnico era stato chiaro: «Non dobbiamo acquistare tanto per acquistare, ma per migliorare la rosa». Una rosa che oggi, numericamente, è migliorata, ma che ha poche certezze in più.

La telenovela sull’esterno, ad esempio, racconta bene il calciomercato della Roma. A dicembre sembrava fatta per l’accoppiata Raspadori – Zirkzee, ma il primo ha snobbato i giallorossi per scegliere l’Atalanta, il secondo era più convinto ma alla fine è stato bloccato a Manchester dopo l’esonero di Amorim. Massara ha iniziato a lavorare al piano B, che per la punta è andato in porto subito (Malen, appunto), ma per l’esterno è finito nel pantano. Sondaggi per Tel del Tottenham, tutto su Ferreira Carrasco, salvo poi scoprire che era troppo oneroso come trasferimento; quindi chiamata all’Atalanta per Sulemana, che ha sparato altissimo; infine tentato approccio con Nkunku del Milan, che non ha pensato minimamente al trasferimento. E infine, allora, Zaragoza. Altro che piano C.

Stessa cosa accaduta in estate, con la telenovela su Echeverri, poi su Sancho, infine su Dominguez, per concludere con George. Mesi di ritardo, mesi di trattative naufragate, di nomi che non convincevano o che non erano convinti. Mesi in cui, intanto, la Roma di Gasperini andava avanti. Giocava e vinceva, dimostrando limiti soprattutto nella fase offensiva, dove era fondamentale intervenire.

E la Roma lo ha fatto, certo. Ma non è stata in grado di cambiare veramente le cose. Serviva un investimento per sbaragliare la concorrenza, per dare un segnale al campionato. Difficile, direte voi, a gennaio. Difficile con i conti del Fair Play finanziario e del Settlement Agreement. È vero, ma allora perché sono stati investiti 25 milioni di euro per Robinio Vaz? Se la priorità del tecnico era l’esterno, allora era lì che si doveva intervenire. E forse questo mercato ci dice molto delle diversità di vedute tra direttore sportivo e allenatore. Diversità che, però, devono essere limate, ricucite. In ballo c’è il bene della Roma.

Prof di giorno, giornalista freelance di notte. Direttore de il Catenaccio e Head Writer di Sportcafe24.com

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