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La Caduta degli Dei

La vita da riserva di Vikash Dhorasoo

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Dhorasoo

No, non è “Una vita da mediano” di Luciano Ligabue, tra l’altro dedicata all’interista Oriali. E non è nemmeno “Una vita in vacanza”, il successo de Lo Stato Sociale. A pensarci bene non è neanche “Una vita come tante”, titolo del romanzo della scrittrice statunitense Hanya Yanagihara.

No, la vita di Vikash Dhorasoo non è come tante. È unica, è strana, è sua. Una vita da riserva, nel calcio ma anche in altri settori. Una vita sullo sfondo, dietro le quinte, nascosto. Nel cinema, in politica, nella musica. Nel calcio.

Dhorasoo. Fonte Foto: Calciomercato.com

Dhorasoo. Fonte Foto: Calciomercato.com

Dopo la carriera, che fine ha fatto Dhorasoo?

Partiamo dalla fine, dal momento in cui Dhorasoo decide di appendere gli scarpini al chiodo. È l’autunno del 2007, il contratto con il Livorno, in Serie A, viene stracciato senza aver giocato mai neppure un minuto. C’è altro nel futuro del francese. C’è il cinema, innanzitutto. Un’avventura iniziata con il documentario, autoprodotto e amatoriale, girato completamente con la propria telecamera, dal titolo “Substitute”. È la sua storia da panchinaro, nei Mondiali del 2006, quando entra in campo 2 volte, a tempo scaduto. Ci saranno altre due pellicole, nella sua filmografia: La Très Très Grande Entreprise, nel 2008, e La collection pique sa crise, due anni dopo.

Negli stessi anni inizia a giocare a poker, diventando un semiprofessionista (e raccogliendo qualcosa come 500 mila dollari di montepremi) ma soprattutto tenta la strada della politica. È il 2019 quando si candida alle elezioni comunali parigine, senza essere eletto, con la lista della sinistra radicale e socialista, La France Insoumise.

Dhorasoo. Fonte foto: Corriere.it

Dhorasoo. Fonte foto: Corriere.it

La carriera, tra Francia e il Milan dei Campioni

Una carriera da quasi 500 presenze e oltre 20 gol, di mestiere centrocampista, cresciuto nel Le Havre (la società che ha provato ad acquistare e di cui è stato, per un breve periodo, presidente), passato poi per Olympique Lione e Bordeaux prima di arrivare al Milan. “A Milano sono stato benissimo, c’era solo un problema: c’erano troppi campioni” racconta Dhorasoo. Solo 20 presenze nella squadra di Ancelotti, una squadra che aveva Kakà e Shevchenko, Pirlo e Seedorf, Maldini, Nesta, Cafù e Stam.

E poi lui, Vikash Dhorasoo, una comparsa nel cielo di Milano e nel calcio italiano. Una meteora che passa velocemente: l’anno dopo è a Parigi, con il Paris Saint Germain. L’anno dopo ancora tenta la strada del Livorno, ma finisce subito. C’è altro nel suo destino. E chissà quali altre pagine della sua vita deve ancora scrivere. Una vita da riserva, sì, ma vissuta fino in fondo.

Prof di giorno, giornalista freelance di notte. Direttore de il Catenaccio e Head Writer di Sportcafe24.com

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