Gioco Responsabile
Agcom riscrive le regole della pubblicità nel gioco: cosa cambia subito per gli operatori
Dal divieto di esortazione al gioco all’obbligo di indicare i canali di supporto: tutti i dettagli del documento Agcom atteso dagli operatori

C’è subbuglio nel settore del Gioco Pubblico italiano e tra i protagonisti di questa fase complessa (soprattutto per gli operatori di gioco) spicca l’Agcom. L’obiettivo principale dell’Autorità che regola le comunicazione è riscrivere (per l’ennesima volte) le regole del marketing.
In questo breve articolo, vi spiego i 5 punti chiave riassunti in una sorta di timelapse per facilitarvi la lettura.
Cosa sta succedendo? L’Agcom (l’autorità che regola le comunicazioni) sta per pubblicare un documento che spiega come i concessionari di gioco devono fare pubblicità in modo responsabile. Le raccomandazioni presenti non sono vere e proprie “regole definitive”, ma un atto di indirizzo – cioè una guida su come interpretare le norme già esistenti. Gli operatori di gioco avranno 30 giorni per discuterne con Agcom prima che tutto diventi operativo.
In pratica, cosa cambia? La pubblicità del gioco dovrà smettere di essere uno strumento di promozione del gioco stesso e diventare uno strumento di protezione del giocatore. Il messaggio deve essere chiaro: non “gioca di più”, ma “gioca consapevolmente, e se hai bisogno di aiuto, ecco dove trovarlo”.
Chi è protetto? In particolare i soggetti “vulnerabili”: minori (qui intesi fino ai 25 anni), anziani e chi potrebbe sviluppare dipendenza. Niente personaggi, grafiche o linguaggi che possano attirarli.
Cosa non si potrà più fare? Mostrare premi, jackpot e bonus è vietato — anche se il messaggio è formalmente “responsabile”. I testimonial famosi che potrebbero attrarre categorie vulnerabili sono fuori. I messaggi troppo corti, quelli in cui il richiamo alla prevenzione è appena un asterisco in piccolo, non saranno più accettati.
Quanto devono spendere? Già dal decreto del 2024, ogni concessionario è obbligato a investire lo 0,2% dei propri ricavi netti in pubblicità responsabile, con un tetto massimo di un milione di euro l’anno.










