Football
Roma, resa dei conti a Trigoria

C’è aria pesante a Trigoria. Non è solo l’eliminazione dall’Europa League a lasciare scorie, ma la sensazione diffusa che un ciclo non sia mai realmente iniziato. Il quarto posto, obiettivo minimo stagionale, si allontana giornata dopo giornata, e la Roma si ritrova ora davanti a un bivio: rattoppare o rifondare. Tutto lascia pensare alla seconda opzione.
Il vertice andato in scena tra Ryan Friedkin, Federico Massara, Claudio Ranieri e Gian Piero Gasperini ha certificato ciò che già filtrava da settimane: la frattura tra area tecnica e dirigenza è profonda. Non si tratta di semplici divergenze, ma di una distanza strutturale nella visione del progetto. Gasperini, da parte sua, ha puntato il dito contro i ritardi e le lacune nella costruzione della rosa, sottolineando come molti innesti non rispecchino le sue esigenze tattiche. Il caso dell’esterno offensivo mai arrivato – con il ripiego tardivo su Zaragoza, di cui abbiamo già scritto – è solo l’esempio più evidente.
Una squadra senza identità
La Roma vista in questa stagione è apparsa spesso incompleta, a tratti incoerente. Le prime uscite avevano mostrato una squadra sì poco prolifica, ma quantomeno solida. Col passare dei mesi, però, anche le certezze difensive si sono sgretolate, lasciando emergere tutti i limiti di un gruppo costruito senza una chiara impronta. Non è una squadra “gasperiniana” e i risultati lo dimostrano.
Anche il tecnico, però, non è esente da responsabilità. Alcune scelte, come i cambi discutibili nei supplementari contro il Bologna – con l’ingresso di Zaragoza al posto di Celik – hanno alimentato dubbi sulla gestione delle partite nei momenti chiave. Ma il problema, ormai, sembra andare oltre il campo.
La sensazione è che in estate si assisterà a una vera e propria rivoluzione. Diversi addii sono già nell’aria: Celik ha un accordo con la Juventus, Dybala è tentato dal ritorno al Boca Juniors, mentre Pellegrini ed El Shaarawy sono in scadenza e non verranno rinnovati. Partenze pesanti, ma che alleggerirebbero significativamente il monte ingaggi. A questi potrebbero aggiungersi altri nomi. Il futuro di Malen è legato a una qualificazione Champions sempre più improbabile, mentre Mancini e soprattutto Ndicka (come del resto Kone) potrebbero essere sacrificati per esigenze di bilancio. In questo scenario, pochi sembrano davvero intoccabili.
Tra questi c’è Svilar, nonostante qualche recente incertezza, e soprattutto Ghilardi, tra le rivelazioni più positive della seconda parte di stagione. A centrocampo, Pisilli rappresenta una delle colonne su cui ricostruire, mentre restano dubbi su un El Aynaoui in evidente involuzione. Cristante dovrebbe restare, ma con un ruolo ridimensionato. Sulle fasce, Wesley è una certezza, l’unica, mentre l’attacco è il reparto che richiederà gli interventi più profondi. Si cercherà di recuperare Soulé e di trattenere Malen, nella speranza di veder crescere Robinio Vaz.
Ripartire dalle macerie
La parola chiave è una sola: rifondazione. Ma per farlo servirà molto più di qualche acquisto mirato. Sarà necessario ricostruire un rapporto solido tra dirigenza e area tecnica, lavorare meglio sul mercato e soprattutto migliorare una gestione degli infortuni che, quest’anno, ha rasentato il dilettantismo.
Il dato più allarmante, però, resta un altro: affrontare un discorso del genere già a marzo. È il segnale di una stagione fallita e di una programmazione che non ha mai davvero preso forma. Da qui, inevitabilmente, la Roma dovrà ripartire. Ma il tempo delle scuse è finito.











