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Editoriale

Il Como di Fabregas non è più una sorpresa

La copertina dell’ultimo turno di campionato non può che appartenere al Como di Cesc Fàbregas.

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Fabregas Allenatore del Como

La vittoria, per certi versi inattesa, sul campo della Juventus proietta i lariani in sesta posizione, agganciati dall’altra grande sorpresa di giornata: l’Atalanta, capace di rimontare il Napoli e rientrare con forza nella corsa per l’Europa che conta. La classifica racconta un equilibrio sottile. La Juventus resta a un solo punto, mentre Roma e Napoli sono lì, terza e quarta, semplicemente a cinque lunghezze. In questo scenario, parlare di Champions sulle rive del lago caro ad Alessandro Manzoni non è più un esercizio di fantasia, ma una prospettiva concreta.

Il salto di qualità del Como non è soltanto nei risultati, ma nella trasformazione identitaria. La squadra di Fabregas è sempre stata riconoscibile per la qualità del gioco, per il palleggio e per la valorizzazione dei giovani. Oggi però i lariani sono qualcosa di diverso: una squadra matura, solida e competitiva, capace di vincere anche andando oltre le proprie caratteristiche. La prova contro la Juventus è emblematica. Il Como ha disputato la gara senza il suo talento più luminoso, Nico Paz, eppure ha dominato in lungo e in largo. I gol di Mërgim Vojvoda e Maxence Caqueret sintetizzano perfettamente il momento: organizzazione, aggressività e lucidità. I bianconeri guidati da Luciano Spalletti non sono mai riusciti a dare la sensazione di poter riaprire la partita.

È proprio qui che si misura il vero cambiamento. Fabregas ha spinto il Como oltre il calcio estetico, introducendo una dimensione più fisica e strategica. Pressione costante a centrocampo, occupazione degli spazi, presenza diffusa su tutto il terreno di gioco e, elemento decisivo, una nuova malizia competitiva. I numeri raccontano questa evoluzione meglio di qualsiasi impressione. Il Como è oggi tra le squadre più “cattive” del campionato, secondo l’analisi della redazione di Ultimo Uomo: 59 cartellini gialli, al pari del Cagliari, e un uso sempre più intelligente del fallo tattico per spegnere le ripartenze avversarie. Non è semplice aggressività, ma consapevolezza gestionale, tipica delle squadre che vogliono restare in alto.

Il passaggio è soprattutto mentale. Il Como non è più una collezione di promesse o un laboratorio di talento, ma una squadra che conosce la propria forza, il proprio carattere e la propria dimensione. La classifica dice sesto posto, ma il messaggio è più ambizioso: l’Europa non è più un sogno laterale, è un obiettivo reale. E se la crescita continuerà con questa continuità, la sensazione è che il progetto di Fabregas abbia smesso definitivamente di sorprendere per iniziare, semplicemente, a competere.

Prof di giorno, giornalista freelance di notte. Direttore de il Catenaccio e Head Writer di Sportcafe24.com

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