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La Caduta degli Dei

Goicoechea, da pupillo di Zeman a meteora giallorossa

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Goicoechea è un nome che di certo non evoca ricordi piacevoli a tifosi della Roma. Una storia da ripercorrere e che è stato uno degli emblemi di uno dei periodi più complicati della storia recente dei giallorossi.

La fiducia di Zeman e il crollo

L’estremo difensore non era un nome noto. Di origini basche, ma nato a Montevideo, è stato scelto personalmente da Zdenek Zeman, che lo aveva osservato nel Danubio e lo riteneva il portiere ideale per il suo gioco, poiché molto abile a far ripartire l’azione con i piedi. Era l’estate del 2012 e i capitolini stavano vivendo una sorta di vera e propria rivoluzione, dopo stagioni non troppo idilliache e convincenti. Il debutto in Serie A è arrivato il 31 ottobre 2012, entrando a inizio secondo tempo in un Parma-Roma (3-2) per sostituire l’infortunato Stekelenburg. Il sorpasso nelle gerarchie è stato un qualcosa di immediato, visto che l’olandese era senza alcun dubbio un portiere di caratura internazionale, essendo titolare della nazionale olandese. Il classe 1988 è diventato titolare fisso a partire dalla partita successiva contro il Palermo. Nelle prime uscite il campo sembrava dare ragione al boemo, con l’ex Danubio che si metteva in mostra per la sua reattività, ma, partita dopo partita, sono iniziate a emergere gravi lacune nelle uscite e nel posizionamento. Il campanello d’allarme è stato il gol subito durante il derby Lazio-Roma 3-2 dell’11 novembre 2012.  Al 37° minuto, sul punteggio di 0-1 per la Roma, Antonio Candreva calciò una punizione potente ma centrale da circa 30 metri. Goicoechea, nonostante il pallone fosse indirizzato proprio verso di lui, non è riuscito a bloccarlo né a respingerlo correttamente, finendo per accompagnare goffamente la sfera nella propria porta. La partita si giocava sotto un vero e proprio diluvio che aveva reso il campo quasi impraticabile. Quell’errore ha permesso alla Lazio di pareggiare, dando inizio alla rimonta biancoceleste (completata dai gol di Klose e Mauri).

L’errore nella stracittadina viene, ancora oggi, ricordato dai tifosi dalla Roma come il momento in cui la fiducia verso il portiere uruguaiano è iniziata a scricchiolare. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’ancora celebre autogol contro il Cagliari che ha posto fine, di fatto, alla sua carriera ad alti livelli in Italia. D’altronde si sta parlando di quella che viene considerata una delle papere più assurde nella storia della Serie A. Al 4° minuto del secondo tempo, il difensore del Cagliari Danilo Avelar ha fatto partire un cross dal fondo, apparentemente innocuo. L’estremo difensore romanista, uscito, per bloccare il pallone in presa alta, dopo averlo afferrato, mentre ricadeva verso terra, la sfera gli scivolò incredibilmente dalle mani. Invece di cadere davanti a lui, il pallone gli è sfuggito all’indietro, rotolando goffamente oltre la linea di porta tra lo stupore generale dei compagni e del pubblico dello Stadio Olimpico. Questo errore è stato il colpo di grazia per la sua esperienza a Roma. Pochi giorni dopo quella partita, che ha segnato anche l’esonero di Zdeněk Zeman, l’uruguaiano ha perso il posto da titolare a favore di Maarten Stekelenburg.

Il post Roma e il presente

Dunque, nella Capitale, il portiere è passato dall’essere un oggetto misterioso a titolare della Roma in meno di due mesi, per poi scivolare nel dimenticatoio altrettanto velocemente dopo l’esonero di Zeman. Dopo quest’avventura negativa, la carriera di Goicoechea è proseguita lontano dall’Italia, tra campionati minori e lunghi periodi in panchina.  Rimasto svincolato dopo il mancato riscatto dei capitolini, nel 2013 ha firmato con l’Oțelul Galați. In Romania ha giocato con continuità, totalizzando 15 presenze, cercando di ricostruirsi un’immagine internazionale dopo le critiche subite in Serie A. Nel 2014 si è trasferito all’Arouca, nella massima serie portoghese. Qui ha disputato una stagione positiva da titolare, con 31 presenze, dimostrando buone doti tra i pali e attirando l’attenzione di club più blasonati in Francia. Nel 2015 è approdato al Tolosa. Questa è stata la sua esperienza più lunga in Europa, durata fino al 2021. Tuttavia, pur restando in rosa per sei stagioni, ha ricoperto quasi sempre il ruolo di secondo o terzo portiere, collezionando solo una ventina di presenze totali in campionato in sei anni.

Nel 2022, ormai trentaquattrenne, ha deciso di tornare a casa, nel club dove tutto era iniziato: il Danubio. In patria ha ritrovato serenità e il posto da titolare, diventando uno dei senatori dello spogliatoio e partecipando anche alla Copa Sudamericana. In sintesi, pur non essendo mai diventato il portiere di alto livello che Zeman aveva immaginato, è riuscito a costruirsi una carriera dignitosa come onesto comprimario, soprattutto in Francia.

Giornalista freelance, copywriter e ghostwriter. Sono uno dei volti e delle firme storiche di Sportcafe24.com

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