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Editoriale

Attenzione alla Dea: l’Atalanta di Palladino c’è

Cinque successi in sei gare, gol ritrovato per De Ketelaere e parate pesanti di Carnesecchi: la Dea accorcia le distanze sulla zona europea

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La rincorsa dell'Atalanta di Palladino continua e con la vittoria di ieri sera con il Torino l'Europa è a un passo

Eccola la Dea: quinta vittoria nelle ultime sei giornate, Torino regolato 2-0, zona Europa sempre più vicina. Eccola, l’Atalanta, trascinata da De Ketelaere, al gol dopo 118 giorni, blindata da un Carnesecchi in serata di grazia, risollevata da lui: Raffaele Palladino, il vero artefice di questa risalita.

A novembre, quando arriva a Bergamo per sostituire Juric, artefice dell’ennesimo disastro, la Dea ha 13 punti in classifica. L’Europa, a dire il vero, non è distante: la graduatoria è corta, il piazzamento è lontano solo cinque punti, ma è il tredicesimo posto a spaventare. Ora, invece, è tutta un’altra storia. In attesa delle partite di oggi, infatti, l’Atalanta tallona il Como, mentre ha messo nel mirino Juventus e Roma, scavalcando Lazio, Udinese e Bologna.
“Dico una cosa su Palladino: è veramente forte nel preparare le partite – ha detto uno dei protagonisti della vittoria di ieri sera, Carnesecchi – quando andiamo in campo siamo sempre sicuri di mettere in difficoltà la squadra avversaria. L’abbiamo fatto con tutte, anche con l’Inter, che è tra le più forti d’Europa. Lo ascoltiamo volentieri, ci ha fatto tornare l’entusiasmo, ci porterà lontano”.

Ed è vero: l’Atalanta è tornata a essere quella che avevamo visto lo scorso anno, plasmata dalle sapienti mani di Gasperini (che, non a caso, è stato battuto neanche una settimana fa proprio a Bergamo). È tornata a essere la squadra che gioca in verticale, che pressa a tutto campo, che gioca veloce e aggredisce l’area di rigore. È tornata a essere una squadra che segna e che, soprattutto, si difende bene (un solo gol subito nelle ultime cinque di campionato).

La firma non può che essere quella di Palladino, reduce da un sesto posto e da una finale di Conference League a Firenze, la stessa Firenze oggi impelagata nella lotta per non retrocedere.
“Dalla Fiorentina nessuno mi ha cacciato – ha spiegato il tecnico ieri sera – sono io che sono andato via. Penso di aver fatto un grande lavoro a Firenze: siamo arrivati sesti e non succedeva da 15 anni. Ho cercato di dare il mio contributo valorizzando i giocatori, poi purtroppo non c’erano le stesse visioni con la società. Ho preferito cambiare e rinunciare a due anni di contratto. Ora qui all’Atalanta si è aperto un bel portone. È una grande società, ambiziosa, sono davvero fortunato e felice”.

Ma i più felici, neanche a dirlo, sono i tifosi della Dea, che con Palladino sono tornati a sognare l’Europa. Che, ormai, è la dimensione e la casa naturale di questa squadra.

Prof di giorno, giornalista freelance di notte. Direttore de il Catenaccio e Head Writer di Sportcafe24.com

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