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Serie A, si riparte? Tutte le ipotesi con lo spettro dello stop definitivo

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La Serie A riparte? Sono due gli schieramenti in causa: le argomentazioni possono risultare convincenti, ma il partito dei contro sembra in vantaggio

Quando riparte la Serie A? Più che lecito, è un interrogativo sacrosanto in queste ore di ordini e contrordini. Se da un lato è stato dato il via agli allenamenti individuali per i calciatori, è anche vero che la posizione del Governo sia agli antipodi. Il partito dei favorevoli, composto dai presidenti di Serie all’unanimità, dalla Lega, dalla FIGC e dalle pay tv, si scontra con il partito dei contrari. Chi sono? Le leghe minori, i medici delle squadre e il Governo, nella figura del ministro allo sport Vincenzo Spadafora. Ieri ha fatto discutere il post al veleno del ministro campano: a molti è sembrato uno smacco verso l’intero mondo del calcio.

 “Leggo cose strane in giro ma nulla è cambiato rispetto a quanto ho sempre detto sul calcio: gli allenamenti delle squadre non riprenderanno prima del 18 maggio e della ripresa del campionato per ora non se ne parla proprio. Ora scusate ma torno ad occuparmi di tutti gli altri sport e dei centri sportivi (palestre, centri danza, piscine, ecc) che devono riaprire al più presto!”.

SERIE A DATE, SI RIPARTE?

Poche frasi che hanno suscitato l’indignazione della terza industria del Paese. I contenziosi per i compensi dalle pay tv da preservare, un calendario da portare a termine e migliaia di posti di lavoro da salvaguardare sono i tre punti cardine dello schieramento dei favorevoli.

Il rovescio della medaglia è nel protocollo. Non è infatti piaciuto ai medici delle squadre e non è economicamente sostenibile dalle squadre di B e C. E mentre il mondo del calcio si avvia ad una crisi senza precedenti, nessuno dal Governo sembra volersi assumere la responsabilità di rispondere di eventuali nuovi contagi. La domanda, dunque, ad oggi non può trovare risposte. È un braccio di ferro che è destinato a protrarsi ancora a lungo, con troppi nodi da sciogliere e tavoli su cui discutere. Le percentuali ci dicono che al momento lo schieramento filo-governativo è leggermente avanti. Quali sono allora gli scenari?

SERIE A DATE, POSSIBILE RIPRESA? (40%)

I presidenti dei 20 club di Serie A non sono indietreggiati di un passo dopo l’ultima assemblea di Lega: tutti vogliono portare a termine la stagione. Persino Ferrero, che in un primo momento si era detto fortemente contrario, ha dato parere positivo. Un’intenzione che sembra solida e irremovibile, ma che non può bastare per ricomporre i frammenti del campionato. I nodi da scegliere sono troppi, a partire dalle date. Più che improbabile una ripresa a maggio, con gli allenamenti di gruppo che inizierebbero soltanto il 18.

Più verosimile il semaforo verde a giugno (70%): il weekend del 23-24 è il favorito sul calendario, con gli incastri tra i recuperi e la Coppa Italia che dovrebbero portare a una partita ogni 72 ore per ogni squadra.

Meno verosimile una ripartenza a luglio (30%), ma da non scartare: gli eccessivi ritardi nelle decisione potrebbero far slittare tutto. Sarebbe però troppo complesso incastrare gli impegni nel calendario. Rinunciare alla Coppa Italia è un’idea. I medici sportivi sono contrari: nessuno è stato interpellato dal comitato per la stesura del protocollo e nessuno sembra volersi assumere le responsabilità di nuovi eventuali contagi.

La ripresa della Serie A è ancora un’ipotesi forte: il valore che rappresenta per il PIL della nazione (7%) è un’arma fortissima a vantaggio dei presidenti, così come i tanti – tantissimi – soldi in ballo tra Sky, DAZN e la Lega Serie A.

STOP DEFINITIVO (60%)

Dal Governo non lasciano trasparire spiragli: Spadafora ha addirittura ammesso che di un’eventuale ripresa neppure si parla a Palazzo Chigi. Il deputato di Italia Viva Luciano Nobili, su Twitter, aveva anticipato: “Pare sia in preparazione l’ennesimo DPCM per bloccare in maniera definitiva il calcio. Nonostante le regioni abbiano dato ok ad allenamenti e parere unanime di Federcalcio, Lega, Asso Calciatori per ripartenza. Sarebbe l’ennesima violenza al Parlamento e all’autonomia dello sport“.

Sarebbe una decisione forte e clamorosa su cui starebbe insistendo proprio il ministro allo sport. Una decisione che, soprattutto, avrebbe ripercussioni forti per tutti i club italiani. Lo stop a Serie B e C, invece, dovrebbe essere una semplice formalità. Il tempo intanto scorre e la sensazione è che non sia dalla parte di nessuno degli schieramenti in causa.

Vittorio Perrone

SPORTS AGENCY SC24

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