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La Opinión

Day One, riparte tutto tranne il calcio

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E’ il giorno 1, o zero se preferita: quello in cui l’Italia riparte, deve ripartire, dopo due lunghissimi mesi di fame e morti, contagi e carestie. Un Paese costretto, da oggi, a convivere con un maledetto virus che resterà lungo il nostro territorio ancora per tanto, tantissimo tempo, sopratutto in determinate zone dello Stivale. Ancora in molti resteranno a casa, non potendo riprendere col proprio lavoro: fra questi, anche lo sport ed in particolar modo il mondo del pallone.

E se questo 4 maggio è motivo di speranza per molti, ci pensa il Ministro dello Sport Spadafora a gettare nello sconforto i protagonisti del pallone, con dichiarazioni sibilline che non lasciano spazio a diverse interpretazioni: “Leggo cose strane in giro ma nulla è cambiato rispetto a quanto ho sempre detto sul calcio: gli allenamenti delle squadre non riprenderanno prima del 18 maggio e della ripresa del campionato per ora non se ne parla proprio”. 

Il calcio deve attendere e con esso quei tifosi che oggi sebbene abbiano cose molto più serie a cui pensare, sognavano quanto meno di potersi distrarre durante la parziale quarantena con quello che era il passatempo preferito di milioni di italiani. Un calcio che comunque, laddove ripartisse in data indefinita, lo farebbe senza ombra di dubbio priva di tifosi sugli spalti, donando ulteriore nostalgia ad un momento particolarmente difficile

Spadafora glissa e provoca, a chi crede che in Italia sia solo il calcio ad esistere e a dover ripartire: “Ora scusate ma torno ad occuparmi di tutti gli altri sport e dei centri sportivi (palestre, centri danza, piscine, ecc) che devono riaprire al più presto. I lavoratori sportivi delle palestre valgono meno? E tutti gli altri, che sono centinaia di migliaia? Io mi occupo di tutti e tutto, non solo del calcio. Non sono il Ministro del Calcio ma il Ministro dello Sport”.

Come dargli torto e come non dar ragione a quella scuola di pensiero che ritiene, gli sport si squadra, quelli a più rischio “estinzione” al momento, per la loro forte natura e fonte di contagio che recherebbero. Italiani, dunque, occorre trovare anche per i prossimi mesi, si presume, nuovi passatempi: il calcio, e non solo, dovrà aspettare ancora per molto, moltissimo tempo.

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