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Perugia, falso allarme-squalo nel Tevere: era Luciano Moggi

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Luciano Moggi

Estate 2015, tempo di avvistamenti da brivido. Dalle coste siciliane ai litorali del Salento, si moltiplicano in tutta la Penisola le visite indesiderate, e l’inquietante pinna scura che affiora a pelo d’acqua è stata fotografata anche a pochi metri dalla riva. Niente di strano, in fondo, anche se insolito: il mare è fatto così. Ma l’allarme-squalo lanciato ieri da Perugia, città distante più di cento chilometri dalla foce del Tevere, era davvero sensazionale: queste fameliche creature, infatti, non si allontanano quasi mai dai loro abituali territori di caccia, e quando lo fanno è solo perché vi vengono costrette. Evento più unico che raro, soprattutto in Italia.

Moggi e gli squali: l'incubo è sempre in agguato

Moggi e gli squali: l’incubo è sempre in agguato

Solita storia, quindi: prendete un pizzico di terrore ancestrale (il terribile pescecane mangia-tutto che riaffiora come un incubo dalla cronaca), mescolatelo con un grido d’allarme male interpretato  e il panico è servito. “Lo squalo!…lo squalo!”, ha gridato la gente in diretta su Facebook, e invece era solo Luciano Moggi. La verità, comunque, ci ha messo poco a venire a galla, e il clamoroso avvistamento è stato quindi cestinato. O, se preferite, prescritto.

Ma che ci faceva a Perugia Big Luciano? Semplice: aveva appena preso parte al Football Festival, dove ha consegnato ai posteri le sensazionali rivelazioni n. 8717 della sua lunga predicazione fra il popolo. Eccone alcune:
– Calciopoli? “Qualcosa di studiato, per dimostrare che solo Moggi faceva quel che non si doveva fare”.
“Eravamo orfani del potere, dopo la morte degli Agnelli e nella guerra tra i discendenti si volle far fuori la triade, cosa che non si poteva fare sulla base dei risultati ottenuti”
– “Abbiamo fatto vincere all’Italia i mondiali”.
– “Quale bisogno avevamo di raccomandarci agli arbitri? Abbiamo fatto vincere all’Italia i mondiali ed anche nell’altra finalista, la Francia, c’erano quattro juventini. Erano gli altri, semmai che avevano bisogno di raccomandarsi”.
– Non ho cercato la prescrizione, ma non l’ho neppure rifiutata perché non mi fidavo“.

Solita ricetta, insomma: fate un bel trito semi-liquido di cose già dette e ridette mille volte, aggiungete qualche goccia di nuovo veleno (attenzione: le gocce vanno dosate con parsimonia se volete sopravvivere a lungo almeno sui media), insaporite con abbondante dietrologia e servite caldissimo. Sembra incredibile, ma qualcuno che se lo scola tutto d’un fiato lo trovate sempre, e il gioco è fatto. Finchè dura.

Enrico Steidler

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