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Effetto Guardiola: pro e contro del possibile arrivo di Pep sulla panchina azzurra

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Osservatorio Sportcafe24 - Le possibili destinazioni di Pep Guardiola

«Io ripartirei da Guardiola, è l’uomo giusto per l’Italia. So che non è semplice ma sognare non costa nulla», queste parole di Leonardo Bonucci hanno alimentato quella che, a oggi, sembra comunque un sogno e una suggestione. Ma, al di là di ostacoli, ingaggi, premi, sponsor e accordi, la domanda da porsi è solo e soltanto una: ma davvero Guardiola sarebbe, in questo momento, l’uomo giusto per la nostra Nazionale?

Provando a guardare i pro, senza alcun dubbio, dopo la mancata qualificazione ai Mondiali del 2026, la terza consecutiva, serve ripartire, questa volta davvero, da zero. L’arrivo dello spagnolo, per le sue idee e il suo carisma, sarebbe è visto, da molti, come l’unico modo per resettare completamente il sistema calcio italiano, puntando su una nuova identità tattica e sulla valorizzazione dei giovani. Sicuramente, l’attuale mister del Manchester City, porterebbe con sé , una grande innovazione tattica e tanta modernità. Un qualcosa che si espanderebbe anche nelle Nazionali minori, con una rete di collaboratori tecnici che si prenderebbero la scena. Insomma, una vera e propria rivoluzione. Guardiola sarebbe il primo allenatore straniero nella storia della Nazionale, ma, a differenza di altri tecnici esteri, conosce bene il calcio italiano, visto il suo passato. Per di più inutile nascondere che, un nome e un profilo come il suo, ridarebbe appeal e credibilità internazionale agli azzurri.

Ma quali sarebbero dunque i contro? Una delle critiche principali, mossa anche da commentatori ed ex allenatori come Fabio Capello, è che Guardiola è abituato ad allenare club con budget illimitati, dove può acquistare i profili perfetti per il suo gioco. Fare il commissario tecnico è, a tutti gli effetti, un altro mestiere, perché in Nazionale ci si deve adattare e adeguare al materiale umano e ai giocatori disponibili. E, vedendo la rosa attuale, non sembra, quantomeno sulla carta, all’altezza dei suoi standard e del suo credo tattico. Da non dimenticare poi il poco tempo a disposizione. Infatti, assimilare il gioco di un perfezionista come Pep, richiede ripetizione e allenamenti quotidiani. I brevi raduni in quel di Coverciano non sarebbero certo sufficienti. E per molti sarebbe anche una questione di rottura della tradizione, scegliendo un CT spagnolo.

In definitiva, il vero interrogativo potrebbe non essere se Guardiola sia l’uomo giusto per l’Italia, ma se l’Italia sia pronta per lui. Ingaggiarlo significherebbe non solo cambiare allenatore, ma abbracciare un’identità tanto affascinante quanto rischiosa. La storia ci insegna che Pep non si adatta al calcio, lo plasma: resta da capire se il movimento italiano sia ancora un materiale plasmabile o se sia ormai diventato una pietra troppo dura da scalfire. Tra chi invoca il pragmatismo e chi ricorda che sognare non costa nulla, il rischio è evidente: un salto nel vuoto verso la bellezza che potrebbe essere la nostra salvezza o il nostro definitivo naufragio.

Giornalista freelance, copywriter e ghostwriter. Sono uno dei volti e delle firme storiche di Sportcafe24.com

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