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Il Milan ha scelto Tare: il futuro comincia ora

Le acque rossonere si sono finalmente mosse. Non con clamore, non con annunci fragorosi, ma con la concretezza di chi ha finalmente deciso di scegliere una rotta. Igli Tare è a un passo dal diventare il nuovo direttore sportivo del Milan.
Non c’è ancora l’ufficialità, ma i contatti si sono intensificati, le conversazioni si sono fatte più frequenti, e l’impressione è che la stretta di mano sia imminente. Per il club, è un segnale di svolta. Per i tifosi, forse, l’inizio di una nuova fase fatta di idee chiare e gestione quotidiana. Che forse non scalda, ma sicuramente certifica un nuovo progetto rossonero.

Tare. Fonte foto: Virgilio
Il retroscena della trattativa
L’opzione Tare non è spuntata dal nulla. È un nome che circola da mesi, come ricostruisce La Gazzetta dello Sport, gradito tanto a Giorgio Furlani quanto alla coppia Ibra-Cardinale, con cui l’ex dirigente della Lazio si era già confrontato a febbraio. Poi l’incontro diretto con l’amministratore delegato rossonero, a metà aprile. Da lì, silenzio apparente. Ma sotto la superficie, Tare non è mai uscito dal radar. Neppure quando Fabio Paratici sembrava vicinissimo alla firma, prima che le vicende legali lo estromettessero dalla corsa. Alla fine, è tornata l’idea più solida, più italiana, più europea. Tare ha passato quindici anni alla Lazio, plasmando squadre capaci di competere in Champions e in Europa League con risorse limitate e intuizioni geniali. Una qualità che al Milan serve come il pane, in un’estate in cui le risposte da dare sono tante e tutte complicate.

Reijnders. Fonte foto: Corriere dello Sport
Le prime mosse di Tare al Milan
Il Milan del futuro inizia ora, ma ha già molte domande aperte. Cosa fare con Reijnders, tentato da Guardiola e con il Manchester City pronto a mettere sul tavolo un’offerta vicina ai 70 milioni? Quale sarà il destino di Maignan e Theo Hernandez, con contratti che cominciano ad avvicinarsi al capolinea? E ancora: ha senso puntare davvero su Gimenez come centravanti titolare o sarà necessario un altro nome?
Non si tratta solo di mercato. C’è da capire anche chi siederà in panchina, con la scelta del nuovo allenatore che sarà inevitabilmente il primo vero banco di prova per la nuova area tecnica. Un’area che, se tutto va come sembra, sarà composta da Furlani, Moncada, Ibrahimovic e Tare. E proprio su Tare ricadrà una delle missioni più complesse: riportare compattezza e regole nello spogliatoio, diventare il riferimento quotidiano per la squadra, rimettere ordine in una stagione dove troppo spesso è mancato tutto. Il gioco, l’identità, ma soprattutto una voce autorevole.
Tare c’era, in tribuna, a osservare il Milan soccombere nella finale di Coppa Italia. Ha visto una squadra svuotata, molle, che ha smarrito il senso del collettivo. Ripartire non sarà facile. Ma questa volta, almeno, c’è l’intenzione di farlo sul serio. E per farlo, serviva uno che conosce la fatica della ricostruzione. Il Milan ha scelto. Ora tocca a Tare.









