“AI TEMPI NOSTRI BASTAVA SPOGLIARCI PER VINCERE QUESTE PARTITE” – Parola di Zibi Boniek, uno che la Champions l’ha vinta e che era definito “bello di notte” proprio per il suo essere decisivo nelle sere stellate della vecchia Coppa dei Campioni. Esatto, proprio come Tevez, che non la mette dentro da 4 anni in Europa: c’erano ancora Adriano, Ronaldo ed il Grande Fratello. L’espressione è forte, ma rende l’idea di quanto l’Italia sia diventata piccola agli occhi del vecchio continente e nella sua mentalità. Il Milan dopo Celtic sarebbe rinato, la Juventus non sarebbe inferiore a nessuno Real e Barça a parte. Ah no, forse c’è anche il Bayern di Guardiola. Dopo 4 giornate, con la pura formalità della quinta, sono qualificate: Barça, Real Madrid, Atletico Madrid, Bayern Monaco, Psg, Chelsea, City, United ed Arsenal e Dortmund faranno fuori il Napoli, tocca aspettare solo un paio di settimane. Trovate voi le differenze: la Juve prima dell’impresa di rigore col Copenaghen era ultima in un girone che vedeva oltre il Real una squadra capace di prenderne 6 in casa, due dal Copenaghen e 4 da una squadra in dieci. Si qualificherà con un punto, presumibilmente, ma le parole stanno a zero rispetto ai fatti sopra elencati. Il Milan, due vittorie, solo col Celtic: arrivate con un autogol allo scadere e nel bel mezzo di un museo delle cere non annunciato e gentilmente offerto dagli accoglienti scozzesi. Ma soprattutto, con un punto d’oro conquistato al 94′ all’Amsterdam Arena grazie ad un rigore ridicolo su Balotelli: così non fosse stato, le speranze di qualificazione sarebbero state, giustamente, ridotte al lumicino.
Ed invece no, apri i giornali e sembra che la Champions la si sia vinta: ma quanto siamo diventati piccoli? Che fine ha fatto la povera Italia? Perché il girone eliminatorio è una barzelletta per tutti meno che per noi? Campioni d’Italia (bis e forse tris) compresi? Forse per lo stesso motivo della nostra Nazionale: tentennante nei gironi e nelle amichevoli, terribilmente concreta e caparbia quando il gioco si fa duro. Sarà la nostra mentalità: l’augurio che ciò si confermi più avanti, quando Celtic e Copenaghen non saranno più a disposizione per festeggiare.
Orazio Rotunno

