Un personaggio controverso e spigoloso, ma fortemente metodico, in grado di autopromuoversi nel mondo pallonaro come nuovo Messia in terra. “Dopo Dio ci sono io”, un nuovo partito “religioso” con seguaci annessi pronti a sostenere le sorti dello Special, come lui stesso osò definirsi davanti ai microfoni. Dalle battaglie sul campo alle schermaglie pre-match, da Wenger a Ferguson, Lo Monaco e Beretta, per finire con Guardiola e parte della stampa blaugrana. Innamorato del suo savoir-faire in pieno stile British, con il classico cappotto talismano dal quale non si separerà mai.
Comincia l’avventura da allenatore nel 1987 con gli allievi del Vitoria Setubal. Gavetta e tanti ruoli ombra nei club satelliti lusitani, finchè non è Bobby Robson a volerlo allo Sporting Lisbona prima e al Porto dopo come vice. Lo segue persino al Barcellona, passo dopo passo si stacca dal maestro e decide di togliersi i panni di assistente. Abbandona le vesti di comprimario e si ritrova su un nuovo binario, Benfica e Uniao Leiria. Giacca e camicia Mourinho diventa uomo guida.
Oporto gli cambia la vita per davvero, pensavano di aver già riempito ogni pertugio utile, macchè è toccato aprire uno sgabuzzino nuovo di zecca per adagiare 2 scudetti, 1 Champions, 1 coppa Uefa, 1 coppa nazionale, 1 supercoppa di Portogallo. Poi la fuga a Londra con il suo staff al seguito, riporta lo scudetto dopo 50 anni, e l’anno successivo riesce persino a bissare. 2 coppe di Lega, 1 coppa d’Inghilterra e 1 Community Shield. Special anche d’oltremanica, sarà silurato da Abramovich con pentimento praticamente immediato. Nel 2008 firma un aureo contratto con l’Inter, e compie un vero e proprio capolavoro: 2 campionati, 1 coppa Italia e 1 supercoppa di lega. In Europa sale ancora una volta sul gradino più alto, e ironia della sorte lo fa al Bernabeu, che da li a poco diventerà la sua futura casa.
Inizia l’avventura blanca, tra polemiche e risposte stucchevoli, alimenta l’astio tra Barca e Real, ne esce male dagli scontri verbali, peggio dal rettangolo verde. Una piccola rivincita nel finale di stagione, la coppa di Spagna è sua, ai danni del nemico Pep. Nella stagione in corso guida la Liga con 6 punti di vantaggio sui blaugrana e con una semifinale di Champions praticamente in freezer.
Speciale e mai banale, per diversità di vedute con la dirigenza potrebbe persino dire addio a fine anno. Per lui c’è la fila, dal Chelsea al City, l’Inghilterra attizza ancora. Il Mou pensiero è in continua evoluzione, costantemente aggiornato, sempre alla ricerca di nuovi nemici da silurare e vecchi amici da ricordare. A Moratti un pensiero va sempre, un pezzo di cuore è rimasto lì, imbastito per fare il tifo, legato da una linea trasparente sull’asse Madrid-Milano.
Ha riportato argenteria nuova ovunque sia andato, oltre ai numerosi riconoscimenti personali, rimane il personaggio da copertina per eccellenza. Amore e odio con i giornalisti, deferimenti ed espulsioni premeditate, maniacale nello studio dei dettagli e instancabile motivatore. Vero psicologo, con il pregio di esser nato vincente. In due parole: Jose Mourinho!
Mario Lorenzo Passiatore
