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Guardi le moto in tv? Se Romboni è morto la colpa è anche tua

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Doriano Romboni

“Oggi più che mai capisco che noi siamo e saremo sempre burattini che cadono, che muoiono, che si feriscono… Ma non importa a nessuno. L’importante e’ che il burattinaio faccia cassa. Queste non sono le parole di un vecchio saggio cinese, come potrebbero sembrare, ma quelle di una ragazza di ventisette anni finita su una sedia a rotelle per colpa del motociclismo, Alessia Polita. Destinate ad essere portate via dal vento dello show-biz, queste parole devono però ora soffermarsi quanto basta per mettere nero su bianco una considerazione che la nostra società antropofaga è abituata a nascondere e a conservare nell’armadio degli scheletri: se esistono i gladiatori è perché c’è un pubblico che li guarda, si diverte e paga. Ogni altra valutazione, rispetto a questa, è secondaria e stucchevole come le lacrime di un coccodrillo che ha appena fatto il ruttino e già pensa al prossimo boccone.

La gloria del motociclismo fa un'altra vittima, Doriano Romboni

La gloria del motociclismo fa un’altra vittima, Doriano Romboni

IN GOLD WE TRUSTDoriano Romboni, il mitico Rombo delle frecce tricolori (lui, Max Biaggi e Loris Capirossi) è morto nel modo più tragicamente simbolico che si potesse immaginare, travolto da una moto come Marco Simoncelli alla manifestazione organizzata in sua memoria, il “Sic Supermoto Day”. “Ma lo sai che mi sto proprio divertendo? – diceva ieri il pilota ligure a Guido Meda dopo le prime prove – “Da una vita non andavo in moto con tanto gusto“. Di lì a poco lo schianto fatale: “Ho frenato, mi son fermato, ho buttato la moto a terra e son corso lì, convinto che fosse Dovizioso” – racconta il noto telecronista del motomondiale – “convinto che avrei dovuto solo sussurrargli qualche buona parola di conforto. Non sapendo fare altro. Convinto, come al solito, che fosse solo una bottarella, di quelle che spesso rintronano i piloti, ma per qualche minuto e basta. Poi si svegliano. Da sotto il casco ho visto invece gli occhi di Romboni semiaperti che guardavano velati e fissi qualcosa di così lontano da non essere qui. Non si muoveva nulla. “Doriano ci sei? Romboni, Rombo!” Non sentiva nulla”. (…) “Ora vai” – conclude Guido Meda la sua terribile testimonianza – “Chiudi gli occhi e vai che non ti ferma più nessuno”. La tragedia nella tragedia, però, è che nessuno ferma i superstiti, perché “l’importante” – come dice Alessia Polita – “è che il burattinaio faccia cassa”.

LA BANALITA’ DEL MALE – Ma la radice del problema (e della morte di Romboni), in realtà, è molto più profonda e quindi quasi inconfessabile: le responsabilità, infatti, sono innanzitutto di chi si appassiona, guarda e alimenta il business. E’ inutile girarci intorno come al solito scaricando tutte le colpe sui circuiti, gli organizzatori, le condizioni meteo o gli stessi piloti, ed è ancora più inutile, per non dire idiota, prendersela con la sorte “beffarda” e il destino “crudele”. Basta, ora basta! La verità, per quanto possa essere sgradevole e impopolare, va detta, e va detta a chiare lettere: guardate il motociclismo in tv? Bene, uno dei chiodi sulla bara lo avete messo voi, e sarebbe giusto, perlomeno, che la birra e i pop corn vi andassero di traverso. Prendetevi le vostre responsabilità: chi ama gli animali e prova disgusto per i campi di sterminio (“allevamenti” e mattatoi) diventa vegetariano, non si limita a recriminare: fa. Lo stesso discorso vale per voi, e a maggior ragione vale per tutti quelli che salgono su questa giostra sanguinosa per divertirsi e trarne guadagno al tempo stesso, giornalisti commossi in pole position naturalmente. Spegnete la tv, quindi, o guardate qualcos’altro, altrimenti ci saranno ancora 10, 100, 1000 Romboni – quella fabbrica di morti chiamata Parigi-Dakar, ad esempio, inizia fra un mese – e altrettanti processi di beatificazione postumi con tanto di immaginetta e lumino sempre acceso.

Non c’è più rispetto di niente e nessuno” – scrive Alessia Polita su Facebook censurando chi vorrebbe proseguire lo show a cadavere di Romboni ancora caldo – “E noi piloti siamo i primi coglioni. A schiaffi vi prenderei uno per uno“. Una parolina, se non proprio uno schiaffo, dovrebbe però essere riservata anche a tutti quelli che criticano il sistema facendone allegramente parte, a cominciare dai superstiti naturalmente: volete piangere? Volete urlare? Bene. Però, per cortesia, fatelo in silenzio. Avanti il prossimo.

Enrico Steidler

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