MECCANISMI INCEPPATI – Il canovaccio non cambia mai. L’armata bianconera arriva a Copenaghen, impone il proprio gioco, subisce gol, reagisce ma non riesce a vincere. E poi gli s’inceppano i meccanismi. Perchè è vero che il dominio è stato assoluto – e non poteva essere altrimenti dato il dislivello in quanto a cifra tecnica – ma è altrettanto solare il fatto che la Juve di ieri fosse meno fluida rispetto al solito. Proprio come successe col Nordsjaelland. Copenaghen porta degli strani effetti collaterali. La bella Signora diventa arruffona, sprecona, leziosa e supponente quando arriva nella città dei suoi incubi. E soprattutto, non vince mai. Ma c’è da dire qualcos’altro. Nel pareggino di ieri qualche demerito ce l’ha pure Conte, a differenza dell’anno scorso. Quando crei cosi tanto contro una squadra tutta chiusa in difesa e racimoli un’infinità di calci d’angolo, sarebbe forse meglio inserire l’apriscatole Llorente piuttosto che il leggerino Giovinco. E sarebbe più consono chiamare in causa il salta-uomini Asamoah rispetto al timido De Ceglie di ieri, che poi per caratteristiche è un buon corridore ma non ha nel dribbling la sua qualità preponderante. Prosopopea, inconsistenza negli ultimissimi metri e scelte discutibili del proprio allenatore. Quando sbarca a Copenaghen, la Vecchia Signora dà sempre il peggio di se’. Ed allora è proprio il caso di dirlo: c’è del marcio in Danimarca…
Vincenzo Galdieri
Twitter: @Vince_Galdieri

