TRA SCUSE E INCERTEZZE – Certo, la preparazione fisico atletica della squadra ha dei costi decisamente salati da pagare in termini immediati, e che risultano produrre un qualche progressivo investimento solo nel lungo termine: d’altronde anche Mazzarri ha ammesso che i carichi lavorativi affidati ai giocatori nerazzurri in allenamento ora sono pesanti più che mai, ed è praticamente impossibile veder riflessi in questi sforzi risultati immediati, sia per le gambe totalmente imballate dei giocatori sia per le defezioni in rosa per niente male, vista l’assenza di pedine di gioco fondamentali quali Samuel, Kovacic, Zanetti e Milito, tra i più. Ed è inevitabile che, dopo mesi e mesi, soprattutto sotto la guida di Stramaccioni, in cui gli allenamenti si son svolti sotto un diktat confusionario e impreciso, ora gli effetti si facciano sentire sui nerazzurri, non abituati a certi carichi di lavoro. Ma questa non può essere una scusa sufficiente: il Valencia percorre più o meno gli stessi tempi pre-campionato dei nerazzurri e il tasso tecnico della squadra non è poi così elevato rispetto al club italiano; eppure quel 4-0 di ieri notte, nonostante ogni giustificazione possibile, è davvero difficile da digerire. E, seppur sia un risultato molto manipolabile dai mass media che poco tengono conto dell’enorme stress fisico a cui i nerazzurri sono ultimamente sottoposti, questo 4-0 è figlio anche di qualcosa di diverso dalla impreparazione atletica attuale. Perché le carenze tecniche sono evidenti: in difesa, senza Campagnaro (che sembra giocare all’Inter da anni), si trema incessantemente, con Ranocchia e Jesus che continuano a non essere affidabili garanzie e con Chivu ormai sulla via del ritiro; gli esterni funzionano ad intermittenza, e stiamo parlando di un ruolo a dir poco fondamentale nel gioco di Mazzarri, e certamente Nagatomo e Pereira non possono essere sufficienti; a centrocampo, poi, senza Mateo Kovacic mancano qualità, quantità e filtro, vista l’inadeguatezza nel ruolo da parte di Alvarez e la solita mancanza di costanza nel gioco fin troppo anarchico del Guaro Guarin. Gli unici segnali positivi provengono dal portiere, Handanovic, che posson passare le stagioni e gli allenatori ma rimane una saracinesca di totale affidabilità, e dall’attacco, dove seppur manchino i gol e seppur si senta la mancanza di maturità nell’investimento Icardi, ci son state buone prove di convivenza tra Belfodil e Palacio.
SENZA PANE E SENZA DENTI – Allora, vista la situazione, la necessità è evidente: a meno di un mese dalla chiusura della finestra estiva di calciomercato e con una rosa ancora ad alto mare, c’è bisogno, c’è necessità anzi di investire e anche in maniera pesante, nonostante la stressante trattativa tra Moratti e Thohir stia distraendo i ‘boss’ nerazzurri dalla fondamentale esigenza di rafforzare la rosa. Ma dopo un mese dall’apertura delle trattative, l’Inter e la sua dirigenza sta dimostrando la sua impreparazione: se sin dal principio si avvertiva la necessità, come anche espressamente fatto notare da Mazzarri sulla stampa e nelle conferenze dirigenziali, dell’acquisto di almeno un terzino fluidificante, un centrocampista di quantità che sappia far filtro e di un altro difensore. Ma su tutti e tre i campi, per il momento, si.. ‘Branc-ola’ nel buio: il team dirigenziale nerazzurro, Branca in primis, è colpevole di aver inseguito per un mese un obbiettivo irrealizzabile – Thohir permettendo – quale Nainggolan, di essersi fatta prendere in giro dalla Juventus per Isla e di non aver chiuso un acquisto già praticamente fatto, quello di Dragovic dal Basilea. In attacco, in attesa della seconda venuta del Principe, sono buoni – ma esosi – gli acquisti di Icardi e Belfodil, per quanto per il momento rappresentino solo delle eccellenti promesse; in difesa, invece, male aver tenuto Chivu, giocatore sempre meno adatto ad una squadra che vuole puntare a tornare ai vertici del calcio italiano, mentre Andreolli ha già dimostrato di essere una buona riserva, ma niente più. Inutile nasconderci dietro la scusa del calcio d’agosto: l’Inter è vittima di un mercato bloccato, paralizzato e sempre più ferito da ogni colpo registrato dalle avversarie, Napoli e Fiorentina in primis. La mancanza di una cessione eccellente – si era parlato della possibilità di vendere almeno uno tra Ranocchia, Handanovic e Guarin, ma per il momento nulla si muove per nessuno dei tre – e dei fondi promessi solo per il futuro dal tycoon indonesiano di fatto impediscono all’Inter di potersi muovere in maniera libera e fantasiosa.
ERRORI DI PROGETTAZIONE – Dunque, i nomi continuano a girare, ma senza che si riesca ad affondare in maniera definitiva. E la conseguenza è che,
Giovanni Nolè
