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Morte Antonelli: analisi di una tragedia che si poteva evitare

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Andrea Antonelli, scomparso oggi durante la gara del Mondiale Supersport
Andrea Antonelli, il pilota tristemente deceduto oggi

Andrea Antonelli, il pilota tristemente deceduto oggi

Il mondo delle corse motociclistiche è oggi per l’ennesima volta in lutto. Si correva nel circuito di Mosca la gara di Superbike della categoria Supersport; le condizioni climatiche erano a dir poco proibitive e Andrea Antonelli, pilota 25enne del team GoEleven, perdendo il controllo della sua moto cade e viene travolto da un altro pilota, italiano come lui, Lorenzo Zanetti dell’olandese Ten Kate. I soccorsi sono immediati, ma tutto è tristemente vano, Andrea non ce la fa ed allunga l’elenco di morti trovate a 250 km/h.

PERCHE’ TUTTO QUESTO? – Le corse motociclistiche e automobilistiche, si sa, sono molto pericolose anche se negli ultimi anni sono state introdotte alcune novità atte a garantire una maggiore sicurezza ai piloti in gara. Ma adesso, al di là delle migliaia di fanpage dei social network che, alla notizia, ergono a mito un pilota semisconosciuto solo per ottenere migliaia di visite, non si può fare finta di niente: oggi è morto in pista un ragazzo, in una gara che non doveva nemmeno essere disputata date le condizioni atmosferiche. Quanto conta la vita di un uomo davanti alla grandezza del Dio denaro? Poco verrebbe da pensare dato che nulla si è fatto per evitare questa tragedia immane e per annullare definitivamente il Gp odierno, mossa economicamente non felice. E i piloti? Nessuno voleva correre questa gara, e allora perché si è corso ugualmente? I piloti, forse, non hanno nessun potere decisionale verso l’intera struttura

PARLA MELANDRI – Oggi ha trovato il coraggio di parlare un pilota che su quel circuito aveva corso poco prima e vecchia conoscenza della motoGp, Marco Melandri.  “La gara di Antonelli non si doveva correre”, ha detto visibilmente scosso Melandri, vincitore di gara uno di Superbike, che si è tenuta sullo stesso circuito prima di quella risultata fatale ad Andrea Antonelli. “Spero che ora questa orrenda tragedia faccia aprire gli occhi a tutti, i piloti devono essere maggiormente tutelati”. In effetti Melandri aveva già alzato la mano durante la propria gara, gesto che utilizzano i piloti in testa per chiedere la sospensione in caso di condizioni avverse.

NE VALE LA PENA? – La domanda che tutti si pongono è la solita: vale la pena di rischiare la vita in sport pericolosi? La considerazione è ardua e il fascino di questo sport immenso quasi quanto la sua pericolosità. La mente umana è affascinata dal rischio, più è pericoloso e più piace, specialmente in giovane età quando un ragazzo crede di poter avere il mondo in una mano; ma questa tragedia non è colpa di un pilota spinto da forte passione ma di chi non ha evitato o voluto evitare lo svolgimento della gara. Possiamo solo immaginare cosa voglia dire perdere un figlio, amico, fratello in queste condizioni insieme al dolore lancinante che da questa disgrazia deriva, e l’unica cosa che gli organi competenti possono fare è impedire che altri uomini rischino la vita quando non è necessario.

Filippo Di Cristina

Coordinatore del sito Sportcafe24.com e responsabile della sezione volley, pallavolista, ed interista convinto. Laureando in lettere moderne all'università degli studi di Palermo, sogno di commentare la finale del mondiale

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