E’ stata una Confederations Cup 2013 di bilanci, rivelazioni, scoperte e conferme, nonostante non sia maturato l’approdo in finale, quella vissuta dall’Italia del Ct Cesare Prandelli. Il day-after il pirotecnico pareggio (2-2) con vittoria ai rigori contro l’Uruguay, maturato ieri a Salvador de Bahia, al termine di una competizione che ha portato in dote 10 gol realizzati e 10 al passivo. Tante le “toppe” di cui gli Azzurri avranno bisogno fino al 2014- messo in mostra diversi “outsiders”, da Giaccherini a Candreva fino a De Sciglio passando per Diamanti e fornito indicazioni mediche per il futuro (troppi infortunati e acciaccati.
Il presidente ha ammesso che la vittoria finale comunque rende meno amara l’eliminazione con la Spagna, in una partita che gli Azzurri avrebbero potuto vincere: “Buffon scherzando ha detto che avrebbe potuto ponderare meglio le parate sui rigori, al di là delle battute uscire con un successo è motivo di soddisfazione contro una nazionale importante che ci ha sconfitto, anche se immeritatamente, in occasione della partita fatta a Roma per il centenario. Bravi quindi a tutti i ragazzi“.
Abete è tornato anche sulla questione calendario, che già anche Prandelli aveva sollevato in merito ai pochi giorni di riposo fra una gara e un’altra. “La Confederations è diversa dal mondiale. Però è inutile negare che qui le distanze ci sono e sono importanti e i giorni di recupero sono veramente ridotti. Questa finale poi giocata alle 13, a nemmeno tre giorni di distanza dalla semifinale, lascia un po’ pensare. I calendari sono complessi, ma le partite decisive sono sempre le ultime. Anche la Spagna, prima della semifinale, aveva evidenziato che il giorno in più di riposo poteva sicuramente contare. Queste differenze alla fine possono essere importanti in un torneo del genere e di questo bisogna tenerne conto“.
Luca Guerra
