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Football

Professionisti, non cattivi da film western: col 10-0 la Spagna ha onorato Tahiti

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Fernando Torres

Torres, autore di un poker contro Tahiti

La storia è arcinota: Spagna batte Tahiti 10-0 e si qualifica alle semifinali di Confederations Cup. Nulla di cui stupirsi, in realtà, quando la squadra più forte del mondo – in finale degli Europei ne ha dati 4 pure all’Italia, mica l’ultima arrivata – gioca contro una delle ultime del ranking FIFA. Niente, ma proprio niente di strano. Eppure c’è chi ha gridato allo scandalo, inneggiato alla scorrettezza, alluso ad una sorta di disonore di cui le Furie Rosse si sarebbero macchiate. Non è sportivo, non è giusto e bla bla bla. Punti di vista rispettabili ma oggettivamente non condivisibili per larga parte del globo. Dicono i saggi: farne 10 a chi non ribatte significa umiliare gratuitamente l’avversario. E’ come continuare ad infierire su un pugile steso ed inerme. Eh no. Questo è calcio, mica guerra. A calcio si gioca. Fino all’ultimo minuto di recupero.

THE SHOW MUST GO ON – I saggi, cultori della pietà calcistica, però non ci stanno: Tahiti è un avversario debole, dilettantistico. La Spagna avrebbe dovuto fermarsi prima. Ma perchè mai? E’ questo il punto non chiaro. Perchè se scavi in fondo scopri che poi gli iberici si sono comportati come meglio non si poteva. Avrebbero potuto far valere una sorta di prosopopea, mettendosi a  palleggiare a centrocampo, magari sfoderando qualche numero da circo per deliziare la folla. Avrebbero potuto provare le rovesciate dalla tre quarti, chissà. In questo modo Tahiti forse non avrebbe subito gol, ma avrebbe dovuto assistere immobile – stavolta si – ad una vera e propria umiliazione. Invece Torres e soci hanno semplicemente giocato. In maniera normale, come se davanti ci fosse l’Italia o il Brasile. Hanno rispettato Tahiti nel senso più puro della parola. Per loro davanti c’era una squadra vera, non un’allegra brigata di dilettanti. I giocatori avversari sono usciti dal campo con la consapevolezza che i migliori in assoluto si sono impegnati contro di loro al 100%, senza fermarsi presuntuosamente in stile “Io sono io e tu non sei nessuno” o in modalità “Che barba che noia”. 

PROFESSIONISTI, MICA BULLI – Insomma, nell’immaginario della frangia “buonista” la Spagna si è comportata come il bullo palestrato che a scuola malmena il rachitico secchione soltanto per il gusto di farlo. Non è assolutamente cosi. Anzi. Le Furie Rosse hanno dato una vera e propria lezione di professionalità: non importa chi c’è davanti, bisogna giocare sempre. Per rispetto del pubblico che paga il biglietto, per rispetto dell’avversario che vedendoti far melina magari s’innervosisce pure. Non sono stati arrogantipur potendoselo permettere. Non abbiamo visto Torres partire dalla difesa e dribblare tutta la squadra avversaria: eppure, forse, avrebbe avuto anche la possibilità di provarci. Ma non l’ha fatto, ne’ lui ne’ i suoi compagni. Hanno giocato normalmente, cercato di dare il meglio. Come dei veri professionisti. E questa non può assolutamente essere una colpa. Mai.

Vincenzo Galdieri 

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