THE NORMAL ONE – Normale. Già, perchè se Mourinho si autodefinisce speciale, Andreazzoli non può che essere un ‘normale’. Non un predestinato, non uno con ‘tutte stelle nella vita‘, come recita una famosissima canzone. Non potrebbe definirsi che ‘normale’ uno che in carriera ha allenato al massimo a Grosseto ed Alessandria, piazze con una loro storia ed un loro fascino ma non di certo Juventus e Real Madrid. Ed il fatto che Roma venga conquistata da un normale fa decisamente più notizia. Perchè la Lupa è da sempre abituata agli eccessi, nel bene e nel male. A Roma di recente hanno allenato inventori come Spalletti, esotici come Luis Enrique, stravaganti come Zeman. Ma nessuno di questi, in realtà, è mai riuscito a vincere un campionato. L’ultimo che ci era quasi riuscito era appunto un normale come Ranieri. Approdato in quel della capitale senza squilli di tromba, ma determinato come non mai a dimostrare che anche i normali possono arrivare al trionfo, alla storia, alla ribalta. Anche il normale Andreazzoli, vissuto all’ombra dei vari Spalletti, Luis Enrique e Zeman fino adesso, si sta meritando la sua chance. E visto quello che sta facendo, è quasi lecito chiedersi il motivo per il quale uno con queste potenzialità non abbia mai vissuto da protagonista l’esperienza in un grande club. Perchè il pacato allenatore toscano sta dimostrando di avere le carte in regola per smetterla di essere soltanto un comprimario.
‘IO MI CONFERMEREI’ – Ed adesso che è salito sulla giostra, non ha nessuna intenzione di scendere. E lecitamente, ci sarebbe da aggiungere. Perchè non è mai troppo tardi per provare a diventare un grande allenatore. A precisa risposta di un giornalista su chi sceglierebbe come allenatore della Roma per l’anno prossimo, l’ambizioso manager ha risposto: “Andreazzoli. Io mi confermerei“. Non si può che essere concordi con lui. Dal suo arrivo la Roma è rinata, tornando a vincere ed a credere alla grande in se’ stessa, a sorridere ed a giocare bene. Ha restituito fiducia all’ambiente, lui che quell’ambiente lo conosce bene. Ha dimostrato di saper essere un saggio comandante in un gruppo che ha potenzialità inespresse incredibili. La bilancia della meritocrazia pende dalla sua parte, deve soltanto continuare su questa strada ed il posto sarà suo.
ESEMPIO DI PROFESSIONALITA’ – “Ma se dovessero decidere per un altro tecnico, mi metterei a disposizione di questo come ho sempre fatto“. Insomma, ambizioso si ma di certo non si è dimenticato l’umiltà. Perchè Andreazzoli è un esempio di professionalità, il classico dipendente che lavora a testa bassa e non mette mai in difficoltà il proprio datore di lavoro. Una persona intelligente. Anche per questo si meriterebbe la riconferma. Facendo i dovuti paragoni col ricco mondo del pallone, è come un dipendente di fabbrica che sa di avere acquisito sicurezza, esperienza e competenza giusta per avere una fabbrica tutta sua, ma non può permettersi di comprarla. Nel calcio, però, questo può succedere. Può succedere che un dipendente serio e qualificato, un giorno, dopo tanti anni di lavoro all’ombra del ‘padrone‘ di turno, possa trasformarsi esso stesso nel capo cantiere. Con tutti gli onori e gli oneri del caso, ovviamente ben accetti. In Italia andiamo spesso a caccia del rischio, dell’esotico, della moda del momento. Ma non ci rendiamo conto che la soluzione potrebbe essere a portata di mano, e non deve per forza finire in “ic“, “ao“, “et” o altri suffissi strani dal fascino straniero. Andreazzoli potrebbe rappresentare la rivincita di tutti i normali, che lavorano per decenni alle dipendenze di qualcuno ma sotto sotto sanno che, se gli venisse data una possibilità, potrebbero fare pure meglio di chi gli impartisce ordini. Adesso è il momento di far rombare i motori e tagliare quel benedetto traguardo: è l’occasione della carriera, forse della vita. Se non dovesse riuscire, tornerà a lavorare a testa bassa come è sempre stato. Ma se dovesse farcela, sarebbe la parziale sconfitta di un grandissimo luogo comune: in Italia, non sempre fanno strada soltanto i raccomandati.
A cura di Vincenzo Galdieri