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La Caduta degli Dei

Il treno passato a metà: la parabola biancoceleste di Jordan Lukaku

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Quando nell’estate del 2016 la Lazio ufficializza l’ingaggio di Jordan Lukaku per circa quattro milioni di euro, l’ambiente biancoceleste accoglie il belga con un mix di curiosità e fascino. Portare a Formello il fratello minore di Romelu, reduce dall’esperienza all’Europeo in Francia, sembra il classico colpo da cinema del ds Igli Tare: un esterno sinistro dotato di una potenza fisica straripante, una progressione devastante e una treccia bionda impossibile da non notare sulla fascia. Ma la storia è tutta da raccontare.

La sua avventura capitolina

L’impatto con il mondo laziale è, per lunghi tratti, esaltante. Sotto la guida di Simone Inzaghi, che ama far spingere i suoi quinti di centrocampo, Jordan diventa un’arma letale a partita in corso. Se la fase difensiva mostra fin da subito evidenti lacune tattiche, quando c’è da ribaltare il campo, il classe 1994 è un treno in corsa difficile da arginare. Il punto più alto, il manifesto della sua avventura romana, arriva il 13 agosto 2017. È la notte della Supercoppa Italiana contro la Juventus all’Olimpico. La gara è sul 2-2, i tempi supplementari sembrano ormai scritti. Al minuto 93, Lukaku prende palla sulla sinistra, salta secco Mattia De Sciglio con una sterzata di pura potenza e serve a centro area un pallone d’oro che Alessandro Murgia deve solo spingere in rete. È il gol del 3-2, è il delirio biancoceleste. Il belga diventa un eroe, il prototipo del terzino moderno destinato a prendersi la fascia per anni. Ma, si sa, il calcio, a volte, toglie con la stessa velocità con cui dà. Quel picco di gloria rimarrà, tragicamente, una gemma isolata. Subito dopo quella magica notte, inizia un lento, inesorabile e silenzioso declino. Il vero nemico di Jordan Lukaku non sono i difensori avversari, ma i suoi stessi tendini e le ginocchia, che iniziano a presentare un conto salatissimo. Il fisico mastodontico, che prima era la sua forza, diventa un peso insostenibile per articolazioni troppo fragili. Nel gennaio 2019 il Newcastle è pronto a scommettere su di lui, ma il trasferimento salta clamorosamente, perché le visite mediche in Inghilterra bocciano l’idoneità fisica, rispedendolo così a Roma. Da quel momento, la sua esperienza in biancoceleste si trasforma in un limbo fatto di lunghi calvari in infermeria, rari spezzoni di partita e una forma atletica che non tornerà mai più quella dei giorni migliori. Inzaghi smette gradualmente di vederlo come una risorsa e la società comincia a gestirne l’addio attraverso i prestiti ad Anversa e Vicenza, fino alla naturale scadenza del contratto nel 2022.

Il post Lazio e il presente

Una volta svuotato l’armadietto di Formello, la sua carriera si è trasformata in un viaggio inquieto alla ricerca di una condizione fisica ormai perduta. Lontano dai riflettori della Serie A, Lukaku è diventato un giramondo delle serie minori europee: prima l’anonima parentesi nella seconda divisione spagnola con la Ponferradina, poi lo sbarco nella periferia del calcio turco con l’Adanaspor. Esperienze flash, firmate da svincolato e interrotte anticipatamente, dove i novanta minuti in campo sono rimasti un miraggio e le tribune una triste costante. Oggi Jordan guarda il calcio da spettatore, essendo svincolato e in attesa di una chiamata. Rimane il grande rimpianto collettivo di una carriera stroncata sul più bello, proprio mentre quel treno sulla fascia sembrava non doversi fermare mai.

Giornalista freelance, copywriter e ghostwriter. Sono uno dei volti e delle firme storiche di Sportcafe24.com

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