La Caduta degli Dei
Mattia De Sciglio, predestinato a metà

Nel calcio contemporaneo, la precocità può trasformarsi in una trappola spietata. Chi esplode troppo presto viene investito di responsabilità enormi, costretto a recitare una parte e un ruolo da protagonista prima ancora di aver strutturato le proprie spalle. La parabola di Mattia De Sciglio potrebbe davvero essere l’esempio di questo vero e proprio cortocircuito: un calciatore che ha vissuto l’alba della sua carriera avvolto nello status di predestinato, per poi vivere non pochi problemi e delusioni.
L’illusione di San Siro e il ritorno alla realtà
Era l’autunno del 2012 quando il Milan stava affrontando l’addio doloroso della generazione dei senatori e cercava disperatamente nuovi punti di riferimento. In questo vuoto tecnico ha iniziato a emergere un ragazzo di vent’anni che sembrava avere un qualcosa in più rispetto ai coetanei. La sua postura pulita, la sua eleganza innata negli interventi e la sua capacità rara di giocare indifferentemente su entrambe le fasce, calciando con naturalezza sia di destro che di sinistro, hanno attirato fin da subito l’attenzione. L’impatto sulla Serie A è stato immediato e dirompente. De Sciglio non sembrava solo un giovane promettente, ma anche come il prototipo del difensore del futuro: disciplinato, ordinato nel fraseggio e tatticamente impeccabile. A puntare su di lui è stato anche Cesare Prandelli, l’allora commissario tecnico della Nazionale, che l’ha convocato per la Confederations Cup del 2013 il Mondiale del 2014. Insomma, a poco più di 20 anni, il ragazzo sembrava essere già all’apice. Con il Milan che ha iniziato a scivolare nella caotica transizione societaria degli anni successivi, a De Sciglio veniva affidata la fascia di capitano, nel tentativo di aggrapparsi a un’identità interna. Tra il 2015 e il 2017 però sono iniziati i primi problemi, a partire da infortuni frequenti. I problemi gli hanno impedito di continuare la sua crescita e di trovare la continuità necessaria in campo, con la sua spinta propositiva che inevitabilmente è calata, così come i cross riusciti e i chilometri percorsi ad alta intensità. Inevitabili poi le pressioni ambientali, con i tifosi, frustrati da anni di risultati mediocri, che hanno iniziato a criticarlo. E questo per lui è stato il momento complicato.
Dalla Juventus al presente
Nel 2017 la Juventus ha deciso di investire 12 milioni di euro e di portare il buon Mattia a Torino, aprendo un nuovo capitolo. A volerlo è stato Massimiliano Allegri, l’unico allenatore capace di valorizzare la sua totale applicazione tattica in contesti bloccati. In bianconero lo status di De Sciglio è radicalmente cambiato, diventando un affidabile soldato di riserva, che, in alcune partite, è comunque riuscito a essere utile, a dire la sua e a dare il suo contributo. Sono arrivati traguardi, soddisfazioni, scudetti e trofei, con piccoli accenni di riscatto e rinascita, testimoniati anche dalla buona avventura al Lione. Gli infortuni però non gli hanno mai dato realmente tregua e nel 2023 ecco la rottura del legamento crociato, con tanto di intervento chirurgico di ricostruzione. La sua avventura all’Empoli è stata tutto sommato positiva, con 19 presenze, assumendo però i contorni di un vero e proprio colpo di coda, per quanto i toscani non hanno evitato la retrocessione in Serie B. Oggi, a 33 anni, è svincolato e continua ad allenarsi per farsi trovare pronto.











