Prima Pagina
Il nuovo Bologna e il prezzo dell’equilibrio: il nuovo corso di Tedesco

Le amichevoli estive del Bologna, culminate nei pesanti ko contro l’Arminia Bielefeld e il Pisa, non sono semplici incidenti di percorso dovuti ai carichi di lavoro del ritiro. Potrebbero infatti raccontare una verità ben più profonda e legata ai problemi dell’inizio di un nuovo corso. Il passaggio alle idee di gioco di Domenico Tedesco sta richiedendo un tributo altissimo in termini di equilibrio strutturale. Insomma, sotto le due Torri si sta sperimentando il rischio della rivoluzione, in un limbo temporale in cui il vecchio assetto non esiste più e il nuovo deve ancora trovare la sua stabilità.
La diagnosi del campo, per quanto mostrato fino a oggi, sta evidenziando una forte fragilità nelle transizioni passive. Il calcio del mister italo-tedesco esige un pressing asfissiante, una ricerca dell’uno contro uno che, al momento, sta avendo una conseguenza non da poco, ossia una retroguardia difensiva drammaticamente scoperta. Quando i felsinei perdono il possesso la squadra si allunga, i difensori si trovano a coprire quaranta metri di campo alle proprie spalle e i centrocampisti non riescono a garantire le giuste letture sulle seconde palle. Il paradosso attuale è quello di un gruppo che produce un buon volume di gioco, o quantomeno ci prova, ma che, alla prima folata avversaria, si sgretola per mancanza di protezione centrale ed errori tecnici banali nella costruzione dal basso. Ed è su quest’aspetto che si dovrà lavorare in vista dell’inizio ufficiale della stagione. A complicare il lavoro tattico dell’allenatore c’è inevitabilmente il mercato. La cessione di Santiago Castro alla Roma per 35 milioni di euro è un capolavoro contabile e di bilancio , ma ha privato il tecnico del suo primo difensore avanzato, un attaccante capace di legare i reparti e pressare i portatori di palla. L’arrivo di Artem Dovbyk sposta completamente il baricentro dell’attacco. L’ucraino è un terminale puro, un pivot d’area di rigore che va servito in verticale o negli ultimi sedici metri. Questo cambio di paradigma costringe gli esterni a modificare i tempi di giocata, rallentando un processo di integrazione già di per sé complesso.
Insomma, si può concludere dicendo che, se la difesa balla, è anche per la natura intrinsecamente offensiva degli uomini chiave su cui poggia il progetto. La convivenza tra Riccardo Orsolini e Federico Bernardeschi è il manifesto ideologico del nuovo corso. Il secondo potrebbe agire da mezzala destra ibrida, una posizione che gli consente di sovrapporsi all’esterno o di accentrarsi per inventare. Se la qualità della manovra ne beneficia, la fase di non possesso ne esce depotenziata, poiché i rientri difensivi su quella fascia sono spesso tardivi. Sul fronte opposto, Jonathan Rowe garantisce gli strappi in verticale ideali per il gioco di transizione, ma predilige l’attacco al sacrificio. In questo scacchiere, prevalentemente d’assalto e offensivo, l’intero peso dell’equilibrio ricade sulle spalle di Lewis Ferguson, chiamato a un lavoro titanico di raddoppi e schermature che ne limita, per ora, i celebri inserimenti a rimorchio. Ed è per questo che si attende ancora qualche colpo. Il rebus più urgente riguarda la difesa, dove la Juventus continua a corteggiare Jhon Lucumí. Il colombiano sarebbe diretto alla Juve, ma il Bologna starebbe cercando di resistere, consapevole che cedere il proprio miglior centrale a metà agosto rischierebbe di indebolire ulteriormente un reparto in sofferenza, a meno di non inserire subito contropartite pronte, come, per esempio, Juan Cabal. Contemporaneamente si cerca una punta di movimento, capace di dare varietà e sokuzione all’attacco. Ed ecco che il pressing su Roberto Piccoli sembrerebbe rispondere proprio alla necessità di avere un profilo mobile, in grado di sobbarcarsi quel lavoro sporco di pressione che Tedesco ritiene vitale.
Appare così chiaro ed evidente che il Bologna si trova davanti al classico bivio dei grandi cambiamenti. Abbandonare la via della rivoluzione alle prime difficoltà sarebbe un errore, ma ignorare i segnali di squilibrio esporrebbe la squadra a un inizio di campionato complicato. Il tempo degli esperimenti terminerà con l’ultimo collaudo contro il Brighton, poi conteranno solo i punti. All’allenatore il compito di trovare in fretta la giusta sintesi, provando a rinunciare alle sue idee, ma senza dimenticarsi dell’equilibrio e della concretezza.










