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Fiorentina, l’Europa non è più un’utopia

Le amichevoli non assegnano punti e, spesso, nemmeno certezze. A volte, però, lasciano intuizioni e sensazioni in vista della stagione che sta per iniziare. Il 2-2 della Fiorentina contro il Real Madrid appartiene a questa categoria. Non perché un pareggio estivo autorizzi facili entusiasmi, ma perché ha mostrato qualcosa che, nello scorso campionato, non si era mai visto: una squadra con personalità, capace di reagire, di non disunirsi e di proporre un’idea di calcio riconoscibile, anche contro un’avversaria di livello internazionale. È presto, certo. Ma è abbastanza per dire che Fabio Grosso stia facendo un ottimo lavoro. Prima ancora dei risultati, si percepisce un progetto tecnico, con l’idea di pressare alti, giocare in verticale, recuperare il pallone con aggressività e tenere ritmi elevati. Un calcio che richiede organizzazione, ma che può valorizzare una rosa costruita con logica. Per questo parlare di Europa oggi non è un esercizio di ottimismo, ma una riflessione che poggia su basi concrete. Il mercato viola, infatti, sembra aver seguito un filo conduttore preciso. Non sono arrivati nomi scelti per il loro peso mediatico, ma calciatori funzionali all’idea dell’allenatore.
Tra mercato e idee chiare
In difesa, gli innesti di Viery e Drăgușin possono cambiare il volto del reparto. Il primo porta aggressività e intensità, il secondo garantisce forza fisica, velocità e sicurezza nei duelli. Accanto a loro ci sono due investimenti di prospettiva come Álex Jiménez e Víctor Valdepeñas, profili giovani ma già moderni per caratteristiche tecniche e duttilità, con il primo che già conosce la Serie A. E, alle loro spalle, resta una garanzia come David De Gea. Anche il centrocampo sembra aver trovato il giusto equilibrio. Rolando Mandragora non è più una sorpresa, ma una certezza: è il giocatore che dà ordine, tempi e leadership. Accanto a lui, Cher Ndour ha tutte le qualità per vivere la stagione della definitiva consacrazione. Se riuscirà a trovare continuità, potrebbe diventare uno dei centrocampisti più completi del campionato. Il vero colpo dell’estate risponde però al nome di Atta. Se dovesse confermare quanto fatto vedere con l’Udinese, potrebbe diventare il motore della Fiorentina, il giocatore destinato a dare equilibrio e ritmo a tutta la squadra. Davanti, poi, le soluzioni non mancano. Moise Kean resta il riferimento offensivo, ma questa Fiorentina non dipende più esclusivamente dal suo rendimento. Albert Guðmundsson ha il talento per accendere qualsiasi partita, mentre Roberto Piccoli potrebbe rivelarsi molto più di una semplice alternativa. Le prime uscite hanno mostrato un attaccante capace di dare profondità, presenza fisica e concretezza, qualità che possono risultare decisive nel corso di una stagione lunga.
Ed è forse proprio questo l’aspetto più interessante: la Fiorentina sembra finalmente avere una rosa profonda. Ogni reparto offre alternative credibili, ogni acquisto appare coerente con il progetto tecnico e ogni giocatore sembra poter aggiungere qualcosa senza alterare l’equilibrio della squadra. Naturalmente serviranno conferme quando inizierà il campionato. Le amichevoli restano amichevoli e la Serie A è un banco di prova completamente diverso. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare i segnali positivi. Il 2-2 con il Real Madrid non dice che la Fiorentina lotterà per lo scudetto, ma comunque lancia dei segnali importanti. E se continuerà a crescere con questa convinzione, il ritorno in Europa non sarà un traguardo da inseguire con il fiato corto fino all’ultima giornata, ma potrà diventare la naturale conseguenza di un progetto finalmente costruito con idee, equilibrio e una precisa identità.











