Editoriale
E ora che si fa? Il caso Pirlo mette alla prova il progetto Maldini-Leonardo

Quando Paolo Maldini e Leonardo sono stati chiamati a guidare il rilancio della Nazionale, il messaggio era chiaro: cambiare passo, alzare l’asticella, riportare l’Italia in una dimensione internazionale diversa. Non una semplice scelta tecnica, ma qualcosa di profondamente culturale. Per questo si è guardato ai grandi nomi, o quantomeno ci si è provato. Ancelotti e Guardiola: profili difficili, forse quasi impossibili, ma coerenti con l’idea di una Federazione che voleva smettere di ragionare in emergenza. Provare a prendere i migliori non è mai un errore, ma il problema arriva dopo. Perché un progetto non si giudica soltanto dalla qualità del sogno, ma dalla capacità di gestire il risveglio.
Andrea Pirlo non è certo un nome qualsiasi: è un simbolo del calcio italiano, un campione del mondo, un giocatore che ha rappresentato una generazione e un’idea di calcio. Ma una cosa è dominare il campo, un’altra è guidare una squadra dalla panchina. Ed è proprio questo il punto che ha alimentato i dubbi sulla sua candidatura: non il calciatore, non il suo prestigio, non il suo rapporto con la maglia azzurra, ma il percorso da allenatore. Al di là delle polemiche e delle questioni che hanno contribuito a far saltare il banco, la domanda era semplice: il suo curriculum tecnico era sufficiente per affidargli la Nazionale in un momento così delicato? Per molti, la risposta era no. Non perché l’ex tecnico della Juve non possa diventare un grande allenatore. Il calcio è pieno di tecnici che hanno trovato la propria dimensione dopo esperienze difficili. Ma perché la Nazionale, oggi, non sembra il luogo ideale per una scommessa: è una panchina che richiede esperienza, capacità di gestione, autorevolezza immediata. Scegliere uno degli eroi del 2006 avrebbe significato puntare su una possibilità, accettando inevitabilmente un margine di rischio.
Il ragionamento, però, non può non spostarsi sul ruolo di Maldini e Leonardo. Perché se la FIGC ha deciso di affidare loro una responsabilità così importante, deve anche accettare che abbiano una visione diversa. Non si può chiedere un cambiamento radicale e poi pretendere soltanto soluzioni tradizionali. La fiducia funziona così: o è piena, oppure non esiste. Se i due ritenevano davvero Pirlo il profilo giusto, la loro valutazione avrebbe meritato rispetto e considerazione. Anche perché il calcio, a volte, vive di intuizioni e coraggio, non soltanto di curriculum. Poi, certo, contano i risultati. E contano anche le percezioni. Se il primo grande progetto tecnico si blocca, se il candidato scelto viene meno, la domanda diventa inevitabile: cosa resta? Perché il rischio più grande, oggi, è quello di ripartire da zero. La Federazione dovrà tornare a cercare un nome e una soluzione. E inevitabilmente torneranno a circolare profili già conosciuti, da Roberto Mancini ad Antonio Conte: allenatori con esperienza internazionale e un curriculum che, sulla carta, offrirebbe garanzie immediate. Ma proprio qui nasce il problema. Perché, secondo quanto filtra, su entrambi sembrerebbe esserci una forte perplessità da parte di Maldini e Leonardo. Una posizione legittima: ogni dirigente deve poter scegliere il tecnico in cui crede, soprattutto se gli è stata affidata la responsabilità del progetto.
Ma cosa succede se la strada scelta non porta alla meta e le alternative considerate non sono condivise? Questo è il vero bivio.Non si tratta più soltanto di trovare un allenatore. Si tratta di capire se esiste ancora una visione comune tra chi deve decidere il futuro della Nazionale. Da una parte c’è l’esigenza di trovare rapidamente una guida in vista degli appuntamenti che attendono gli azzurri. Dall’altra c’è la necessità di non tradire l’idea iniziale, quella che aveva portato a puntare proprio su Maldini e Leonardo. Il rischio è che, dopo aver cercato una svolta, l’Italia si ritrovi ancora una volta al punto di partenza: un elenco di nomi, molte pressioni e poche certezze. Per quanto si cerchi di evitarlo, ora la domanda non può che essere una sola: saltando Pirlo, e quindi il progetto tecnico immaginato da Maldini e Leonardo, l’avventura di questi ultimi può davvero continuare? Perché il punto non è soltanto chi siederà sulla panchina azzurra. Il punto è capire se esiste ancora il progetto che avrebbe dovuto indicarlo. E nel calcio, quando viene meno una direzione, anche il futuro più ambizioso rischia di diventare soltanto un’ipotesi.











