La Caduta degli Dei
Ravel Morrison e il talento come promessa infinita

Quando la Lazio ha annunciato l’acquisto di Ravel Morrison nell’estate del 2015, il calciatore 22 anni e una sola stagione da titolare in Premier League alle spalle. Eppure la sua reputazione era già enorme. Da anni veniva descritto come uno dei più grandi talenti mai usciti dal settore giovanile del Manchester United. Lo stesso Sir Alex Ferguson lo aveva definito tra i più dotati mai allenati. La sua carriera, però, non è mai stata lineare. Anzi, è diventata una successione di trasferimenti, prestiti e nuovi inizi. Raccontarla significa attraversare club, campionati e continenti diversi, cercando di capire perché un talento così evidente non sia mai riuscito a trovare un posto in cui esprimersi con continuità.
L’inizio del sogno, ma…
Quando Morrison è arrivato a Carrington era ancora un adolescente. Gli sono bastati pochi allenamenti per capire che quel ragazzo possedeva qualcosa di speciale. Ravel però era il più classico degli esempi del modello genio e sregolatezza: ritardi, multe, episodi disciplinari, frequentazioni sbagliate. Lo United ha provato a proteggerlo, a guidarlo, a imporgli regole. Nel gennaio del 2012 però è arrivata una decisione impensabile fino a pochi mesi prima: cedere il suo prospetto più brillante. A puntarci è stato il West Ham. Sam Allardyce era convinto che il classe 1993 possa finalmente trovare l’equilibrio lontano dall’ambiente di Manchester. E, almeno all’inizio, sembra avere ragione. Con gli Hammers sono arrivate finalmente le prime presenze importanti in Premier League. Controllo orientato, dribbling elegante, personalità, gol bellissimi, come quello in solitaria contro il Tottenham: il calciatore ha saputo prendersi la scena, pur peccando in continuità. Il prestito al Birmingham City ha rappresentato forse la prima vera esperienza da professionista. Morrison ha trovato la sua dimensione in Championship, acquisendo fiducia. Nel gennaio del 2014, il prestito al QPR sembrava la scelta giusta per consacrarlo. Harry Redknapp ha puntato molto su di lui, che ha risposto con prestazioni convincenti, gol spettacolari e una qualità tecnica che, nella Serie B inglese, appariva fuori categoria. Dopo aver conquistato la promozione in Premier League sembrava davvero che la sua carriera abbia finalmente trovato la direzione giusta. Tutto però si è interrotto. La chiave di volta, in senso non troppo positivo, è stata l’esperienza al Cardiff City, che può essere definita breve e poco significativa. Un’avventura che è finita nell’anonimato e che l’ha costretto a cambiare pagina. Una pagina dal nome Lazio.
È una parentesi che racconta bene tutta la sua carriera: bastano pochi mesi perché un progetto nato con entusiasmo finisca nell’anonimato.
Dalla Lazio all’Arabia Falcons: cosa non ha funzionato
Nell’estate del 2015 Claudio Lotito decideva di scommettere Morrison. Insomma, un’idea affascinante quanto rischiosa. Un talento inglese, cresciuto nel Manchester United, che provava a rinascere nel calcio tattico italiano; una sfida davvero tutta da vivere, con aspettative molto alte. La realtà però ha detto ben altro. Tra problemi fisici, adattamento complicato e difficoltà nel convincere Stefano Pioli prima e gli allenatori successivi poi, il buon Ravel non è mai riuscito praticamente mai a entrare nelle rotazioni. E quello ai biancocelesti è, ancora oggi, uno dei trasferimenti più enigmatici della sua carriera. Il nativo di Manchester ha poi provato a cambiare continente, passando ai messicani dell’Atlas. Ma, al di là di qualche giocata di qualità e prestazione positiva, non è riuscito a lasciare il segno. Il suo viaggio in giro per il mondo l’ha poi portato all’Östersund, in Svezia. Insomma, un scelta particolare, in primis per l’approccio culturale oltre che sportivo. Dunque un tentativo di voler ricostruire la propria carriera e, soprattutto, la propria vita. Il campo però ancora una volta ha parlato: solo nove presenze. L’ultima grande occasione c’è stata nel 2019, con la chiamata dello Sheffield United. L’idea era fin troppo semplice: se fosse riuscito finalmente a trovare continuità, il club avrebbe acquistato un giocatore dal talento superiore rispetto al costo dell’operazione. Ma, ancora una volta, le aspettative sono state disattese, con l’ennesima ripartenza finita ancor prima di ricominciare.
Middlesbrough, ADO Den Haag e Derby County: queste sono state le sue esperienze negli anni successiva, con una ricerca continua di stabilità. È stato al Derby che, forse, si è visto il Morrison più maturo. Si è visto infatti un ragazzo che ha voluto mettere le sue qualità al servizio della squadra. Gli statunitensi del D.C. United hanno, in un certo senso, rappresentato la chiusura del cerchio. Le pressione ormai non c’erano più, e, in due anni, ha messo a segno due reti in 14 partite, alternando buone prestazione ad altre anonime Le ultime esperienze negli Emirati Arabi Uniti (Precisioni e Arabian Falcons) sono sembrate il naturale epilogo di un percorso ormai lontano dai riflettori europei. A Ravel Morrison le seconde occasioni e le possibilità di rinascita non sono certo mancate. Non è mai stato il giocatore che in tanti avevano immaginato. La sua carriera è stata però il racconto di qualcosa di più complesso: il modo in cui il calcio continua a inseguire il talento anche quando i risultati non arrivano. Per anni è bastato un controllo orientato, un’accelerazione, una giocata vista in allenamento per convincere qualcuno che valesse ancora la pena provarci. Ogni nuova squadra ha infatti cercato il Morrison di Manchester, ossia quello che sembrava destinato a diventare un campione. Quello che aveva fatto dire a Sir Alex Ferguson parole riservate a pochissimi giocatori. Ed è per questa che la sua storia rimane diversa da tutte le altre.











