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Mikel Merino, il protagonista che nessuno aveva previsto

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Se qualcuno avesse proposto questa sceneggiatura qualche mese fa, probabilmente sarebbe stata giudicata poco credibile. Troppi colpi di scena, troppe coincidenze. Eppure la stagione di Mikel Merino ha seguito proprio questo copione: un protagonista che scompare nel momento decisivo, tutti che iniziano a dubitare del suo ritorno e un finale che ribalta ogni previsione.

L’inizio del racconto è tutt’altro che romantico. Un raro infortunio osseo al piede destro lo ha costretto a fermarsi proprio mentre l’Arsenal entrava nella fase decisiva della stagione. Non è stato il classico stop muscolare che lascia intravedere una data di rientro. I tempi erano incerti, il recupero lungo e il rischio più grande non era soltanto saltare mesi di campo, ma arrivare fuori tempo massimo per gli appuntamenti che contano. Mentre i Gunners continuavano la loro corsa fino al titolo, Merino viveva una sorta di vera e propria stagione parallela. Niente riflettori e niente partite, ma solo riabilitazione, lavoro quotidiano e la speranza di riuscire a rimettere piede in campo il prima possibile. Il rientro c’è stato soltanto all’ultima giornata di Premier League. Pochi minuti, sufficienti per festeggiare il titolo con l’Arsenal, ma apparentemente non abbastanza per convincere chi avrebbe dovuto scegliere i convocati della Spagna per il Mondiale. O almeno, questo era il pensiero più diffuso. Luis de la Fuente, invece, ha voluto guardare oltre. Il commissario tecnico della Roja non ha voluto valutare soltanto la condizione atletica, ma ha scelto di affidarsi alla conoscenza del giocatore, alla personalità, al peso specifico che il 3oenne ha sempre avuto nelle partite di alto livello. Lo ha aspettato durante il recupero, lo ha inserito tra i convocati e gli ha consegnato una fiducia che è andata ben oltre i minuti accumulati negli ultimi mesi. E il campo ha parlato in modo chiaro, netto e definito.

Agli ottavi contro il Portogallo, quando la tensione rendeva ogni pallone più pesante, è stato proprio Merino a trovare la giocata che ha indirizzato la qualificazione. Nei quarti contro il Belgio è stato ancora una volta decisivo, confermando come il suo impatto vada ben oltre il ritmo partita, inevitabilmente ancora da ritrovare. Ed ecco che, in pochi giorni la narrazione è cambiata completamente. Il giocatore che fino a poche settimane prima sembrava destinato a guardare il Mondiale da spettatore, è diventato uno degli uomini copertina della Spagna. Non per un’esplosione improvvisa, ma perché ha ritrovato esattamente ciò che De la Fuente aveva intravisto anche durante i mesi più difficili: la capacità di incidere quando il livello si alza e il margine d’errore si azzera. E la sensazione è che il bello debba ancora venire, con la semifinale con la Francia alle porte.

Le grandi serie si riconoscono dai finali, ma soprattutto dalla costruzione dei loro protagonisti. Quella di Mikel Merino non è la storia di un recupero lampo né di un ritorno miracoloso. È il racconto di un giocatore costretto a fermarsi da uno degli infortuni più imprevedibili che possano colpire un calciatore e della fiducia di un allenatore che ha scelto di aspettarlo, contro ogni logica apparente. Perché, a volte, il colpo di scena più bello non è il ritorno del protagonista. È trovare qualcuno che non smette mai di credere che quel ritorno sia ancora possibile.

Giornalista freelance, copywriter e ghostwriter. Sono uno dei volti e delle firme storiche di Sportcafe24.com

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