La Caduta degli Dei
Ante Coric, dal sogno al quasi oblio

Il nome di Ante Coric porta ad aprire il cassetto dei ricordi. Un calciatore passato per Roma, ma che porta a raccontare una storia tutta da sviscerare. A Zagabria sono bastati pochi minuti per capire che quel ragazzo aveva qualcosa di diverso. Il pallone sembrava seguirlo, i movimenti erano naturali, le giocate arrivavano prima ancora che gli altri potessero immaginarle. Era il classico talento che non aveva bisogno di presentazioni: bastava guardarlo. Ma la sua è stata una carriera che ha preso una strada particolare.
Il gioiello croato
Classe 1997, a 17 anni aveva già debuttato con la maglia della Dinamo Zagabria, il club che più di ogni altro in Croazia ha trasformato giovani promesse in campioni affermati. Da quelle parti erano passati giocatori come Luka Modrić, Mateo Kovačić e Marcelo Brozović. E proprio quel paragone, quello con Modrić, ha segnato i suoi primi mesi. Il buon Ante un trequartista elegante, tecnico e creativo. Insomma, uno di quei giocatori capaci di illuminare una partita con una giocata improvvisa. Non era un calciatore di quantità, ma di qualità: vedeva linee di passaggio che gli altri non vedevano, giocava con una sicurezza sorprendente per la sua età. Gli osservatori europei e i top club hanno, fin da subito, messo gli occhi su di lui. Ed ecco che a 18 anni era già considerato uno dei migliori giovani del continente. A parlare per lui, tra il 2014 e il 2018, sono stati soprattutto i numeri e le prestazioni. Infatti il giovane trequartista croato ha vissuto quattro stagioni importanti. Arrivato in prima squadra appena diciassettenne, ha conquistato rapidamente spazio in una squadra abituata a valorizzare i migliori prodotti del proprio vivaio. Nel giro di pochi mesi, Coric è passato dall’essere una promessa delle giovanili a un elemento considerato importante nelle rotazioni della prima squadra. Con la Dinamo ha collezionato oltre 100 presenze ufficiali, segnando diversi gol e fornendo assist, ma soprattutto mostrando quelle caratteristiche che hanno attirato l’attenzione dei grandi club europei: tecnica nello stretto, qualità nell’ultimo passaggio, capacità di giocare tra le linee e una maturità tattica sorprendente per la sua età.
Nonostante la giovane età, ha disputato anche partite nelle competizioni europee, confrontandosi con avversari di livello internazionale. Ed è stato proprio in quelle occasioni che il suo nome inizia a circolare con maggiore insistenza. Nel 2018, dopo quattro stagioni in cui ha raccolto esperienza e aspettative, Coric ha deciso di lasciare Zagabria con un bilancio e un biglietto da visita importante. Il talento sembrava pronto per il definitivo salto di qualità. A puntare su di lui è stata la Roma. Insomma, la Serie A sarebbe dovuto essere il palcoscenico della sua definitiva consacrazione. Ma il campo ha detto tutt’altro.
Dalla delusione giallorossa al presente
Dopo quattro anni alla Dinamo Zagabria, il giocatore arrivava in Italia con l’etichetta del talento da aspettare, non necessariamente del giocatore già pronto. Il problema è che quel percorso di crescita non è mai iniziato davvero. A Trigoria, Coric si è trovato davanti a un contesto completamente diverso da quello croato. Alla Dinamo era stato uno dei protagonisti, il giocatore da responsabilizzare nei momenti difficili. Nella Capitale, invece, è arrivato come una promessa in una squadra che aveva ambizioni importanti. D’altronde è cosa risaputa che il calcio italiano richieda tempi di adattamento, soprattutto per un centrocampista offensivo abituato ad avere libertà di movimento. Ed ecco che, nella stagione 2018-19, ha collezionato appena due presenze ufficiali con la prima squadra, rimanendo ai margini del progetto tecnico. Il talento visto a Zagabria non è mai stato messo nelle condizioni di esprimersi, ma allo stesso tempo il croato non è mai riuscito a fornire quelle risposte necessarie per guadagnarsi spazio.
Le esperienze successive sono state una ricerca del riscatto. Nell’estate del 2019 c’è stato il prestito all’Almería, squadra ambiziosa della seconda divisione spagnola. L’idea era quella di trovare minuti, ritrovare fiducia e giocare con maggiore continuità. Ma anche là non è mai riuscito a diventare un protagonista, con sole 17 presenze. È andata molto peggio con gli olandesi del VVV-Venlo, dove è rimasto per pochi mesi e ha giocato per solo tre volte. Nel 2021 ha provato a rilanciarsi in Slovenia, con la maglia dell’Olimpija Lubiana. Ha collezionato sei presenze, conquistando anche un trofeo nazionale, ma ormai i riflettori erano ben lontani. La parentesi più positiva è stata quella in Svizzera, con lo Zurigo. Infatti, nella stagione 2021-22, è finalmente riuscito a giocare con maggiore regolarità: 23 presenze e un campionato vinto. Insomma, un piccolo segnale di rinascita, ma non abbastanza per riportarlo sulla strada che sembrava destinato a percorrere. Terminato definitivamente il rapporto con la Roma e ormai svincolato, è tornato in Croazia per provare a ripartire. Però con il Rudeš e il Varaždin non ha lasciato alcuna traccia. L’ultima avventura è stata quella con i maltesi dell’ Ħamrun Spartans. 22 presenze e due reti sono stati un bottino tutto sommato dignitoso.
Ante Coric è a un oggi un calciatore svincolato, con la sua parabola destinata a chiudersi lontano dai grandi palcoscenici, con una carriera che ha raccontato una delle verità più dure del calcio: il talento può aprire una porta, ma non sempre riesce a spalancarla.











